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Accorsi in “Decamerone: vizi, virtù, passioni”

it@withub.it by it@withub.it
13 Febbraio 2015
in Archivio speciali - Teatro
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STEFANO ACCORSI IN “DECAMERONE: VIZI, VIRTU’, PASSIONI”
Portare in teatro la lingua di tre grandi italiani Ariosto, Boccaccio, Machiavelli, sfidando la complessità delle loro opere, per scoprire quanto ancora possiamo nutrirci delle loro invenzioni, dei loro azzardi, delle loro intuizioni. E per mostrare, con l’arte della scena, che la bellezza delle loro creazioni è un tesoro inestinguibile, a doppio filo legato a quell’altra beltà che è il nostro paesaggio italiano e le nostre opere d’arte. È questo l’intento del Progetto Grandi Italiani: Ariosto Orlando Furioso, Boccaccio Decameron, Machiavelli Il Principe realizzato da Marco Baliani, Stefano Accorsi e Marco Balsamo. A partire dal 19 febbraio fino al primo marzo sul palcoscenico del Teatro Ambra Jovinelli di Roma sarà la volta dello spettacolo “Decamerone vizi, virtù, passioni” all’interno del quale sarà protagonista Stefano Accorsi nel ruolo di Panfilo – Mastro di Brigata. Sulla scena sarà parcheggiato un carro-furgone, “casa” e teatro viaggiante della compagnia che si appresta a mettere in scena l’opera. La modularità del carro, favorirà la messa in scena di sette novelle del Decamerone, permettendo di volta in volta la creazione degli spazi e delle suggestioni necessarie alle storie che si vanno a narrare. Una grande passione anima la compagnia, ma non altrettanto grandi sono le loro risorse materiali: Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia, Mariano Nieddu, Naike Anna Silipo si alterneranno quindi in un susseguirsi di ruoli e vicende, forti della loro arte teatrale. Adattamento teatrale e regia di Marco Baliani con la drammaturgia di Maria Maglietta. Scene e costumi sono ad opera di Carlo Sala mentre disegno e luci sono firmate Luca Barbati. (Paf)

A NAPOLI LE “STORIE STRAFOTTENTI” DI PATRONI GRIFFI
Tratto dalle opere di Giuseppe Patroni Griffi sarà in scena a Napoli fino al prossimo 22 febbraio lo spettacolo “Storie naturali e strafottenti – Ragazzo di Trastevere” diretto da Giuseppe Sollazzo con Anna Ammirati, Michele Costabile, Davide Paciolla. Otello – protagonista di “Ragazzo di Trastevere” – dorme in uno stanzino in cui non c’è neanche lo spazio per girare intorno al letto. Così, in cerca di aria e luce, il giovane trasteverino si arruola volontario per l’Africa. E il suo apprendistato alla vita comincia nel peggiore dei modi: con la scoperta dell’orrore della guerra. È un girotondo di ultimi quello che ci presenta l’autore de “Il mio cuore è nel sud”, una giostra di tipi impegnati ognuno nella propria personale battaglia contro solitudini e miserie. Otello è un anti-eroe dei nostri tempi, troppo povero per permettersi una morale, ma tanto spavaldo da battere i pugni sul tavolo del destino per chiedere la propria parte di felicità. In fondo è un uomo come tanti, come tutti: con la paura della morte e bisognoso d’amore. Patroni Griffi fa con le parole quello che Picasso ha fatto con il volto umano: spostando gli occhi e i nasi dove non dovrebbero stare costringe a guardarli meglio; così, nel “Ragazzo di Trastevere”, le parole non sembrano imbalsamate dall’uso, sono le parole di sempre ma con l’abito della domenica. (Cle)

“SENSO”: BRANCHETTI PORTA IN SCENA LA NOVELLA DI BOITO
Adattata e reinterpretata, la vicenda narrata nella novella “Senso” di Camillo Boito è trasportata a Roma nella Seconda Guerra Mondiale e poi una quindicina di anni dopo, all’inizio del “boom economico”. Dopo la versione del film di Luchino Visconti con protagonista Alida Valli, in questa versione teatrale la contessa Livia Serpieri rivive da numerosi anni il giorno della sua vendetta, attimo per attimo, prigioniera di quell’azione commessa per dolore, umiliazione e profonda disperazione. La protagonista dello spettacolo, che sarà in scena al Teatro dei Conciatori dal 17 al 22 febbraio per la regia di Francesco Branchetti, vive il suo amore per un soldato tedesco, ma non durante le guerre di Indipendenza, bensì nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale. L’amore cieco per l’ufficiale del Reich prenderà però la forma della più atroce delle vendette quando la bella Contessa scoprirà il tradimento dell’amato. Avrà vita così un monologo interiore: condannata da una sorta di Tribunale che ha la sua sede all’interno di se stessa la protagonista ripercorrere tutte le mattine le tappe della sua Via Crucis personale seduta a uno scrittoio e a ricostruire con l’ossessione dell’esattezza tutti i momenti della vicenda con l’assoluta precisione del particolare. Questo è l’unico modo di vivere che la farà continuare fino al giorno in cui lei stessa morirà. Un girone dantesco eterno e avvitato in se stesso che vedrà in scena Isabella Giannone insieme alle musiche di Pino Cangialosi con le scene e costumi di Cristiano Paliotto. Un tema universale che può essere narrato in tutte le epoche poiché descrive uno dei terribili esiti che possono stamparsi su una vita quando ha preso la strada di “un amore sbagliato”. (Paf)

IN SCENA A ROMA “SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE”
All’interno della stagione 2014 – 2015 del Teatro dell’Orologio, dal titolo What’s the Time?, la compagnia VicoQuartoMazzini sale sul palco con una delle opere più celebri di Luigi Pirandello, “Sei personaggi in cerca d’autore”. Lo spettacolo andrà in scena dal 17 febbraio al 1 marzo presso la Sala Orfeo e vedrà protagonisti Michele Altamura, Nicola Borghesi, Riccardo Lanzarone, Paola Aiello e Natalie Norma Fella guidati dalla regia di Gabriele Paolocà. La vicenda, nota ai più, narra dei sei personaggi negati dallo scrittore che li ha concepiti che irrompono in un teatro durante le prove di uno spettacolo. Devono rappresentare il proprio dramma, devono a tutti costi, ne va della loro ragion d’essere. Sono un padre, una madre e i loro figli che portano con loro il fardello di una storia tremenda, macchiata di sangue e vergogna. Una storia che li renderà interpreti di un tormentato dramma di cui tutti e sei conoscono già i tremendi risvolti. Eppure devono vivere il loro dramma, sono nati per questo. E non si tireranno indietro. (Paf)

AL TEATRO INDIA VA IN SCENA IL “TRITTICO JON FOSSE”
Dal 23 febbraio al primo marzo al Teatro India andrà in scena il fascino, moderno e antico al tempo stesso, del teatro di uno dei più grandi autori contemporanei. Con Trittico Jon Fosse, focus dedicato alla drammaturgia del celebre autore norvegese, Teatro di Roma e Atcl propongono la messa in scena di tre suoi testi – “Suzannah”, “Io sono il Vento” e “Inverno” – affidati a tre giovani registi italiani, rispettivamente Thea Dellavalle, Alessandro Greco e Vincenzo Manna. Si comincia il 23 e il 24 febbraio (ore 21) con Suzannah per la regia di Thea Dellavalle che porta in scena tre donne che amano lo stesso uomo. Ma non un uomo comune, bensì il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen. Le donne che lo aspettano e ne parlano per consumare l’attesa sono in realtà una sola donna: sua moglie Suzannah Thoresen. È proprio attraverso gli occhi della donna, in tre prospettive temporali, si tratteggia il ritratto dell’uomo e contemporaneamente si delinea il percorso del rapporto di coppia. Il secondo dei tre testi del focus è affidato alla regia di Alessandro Greco con Io sono il Vento il 25 e il 26 febbraio (ore 21). Un dramma di grande fascino e di straordinaria modernità che racconta la storia di due uomini su una barca. Due personaggi accompagnano il pubblico all’interno di un dialogo interiore sulla vita e sulla morte, ma anche sulla libertà, la memoria e il controllo, parla alle identità di tutti, perché la ricerca di senso è la molla esistenziale che conferisce sostanza ai nostri pensieri e alle nostre vite. Su quella barca in mezzo al mare il tempo è sospeso nella dialettica tra la razionalità della vita terrena e gli aspetti irrazionali della morte. Una barca pensata, immaginaria per mette in scena il dialogo fra due uomini, il primo presumibilmente morto e il secondo in cerca del motivo per cui l’altro abbia deciso, ad un certo punto della vita, di mettere fine alla propria esistenza: due uomini su una barca immaginaria impegnati a penetrare il senso della vita. L’ultimo dei tre testi del focus sulla drammaturgia di Jon Fosse è affidato alla regia di Vincenzo Manna che porta in scena Inverno il 27 e 28 febbraio (ore 21) e l’1 marzo (ore 17). Una gelida alba d’inverno, un parco, una ragazza un po’ sbronza, forse drogata, seduta su una panchina e una donna in cappotto e tailleur, che passa veloce con la sua ventiquattrore. Fra di loro inizia ben presto un inquietante passo a due, scandito da una partitura di gesti minimi e frasi smozzicate, che sottolinea i momenti di un incontro impossibile. Una sorta di immaginario match di box sentimentale all’apparenza destinato a non rompere l’evidente incomunicabilità che separa una giovane prostituta e una donna, una borghese per lavoro spesso lontano dal marito e dai due figli. Ma proprio l’incontro casuale è l’inizio di una tenera e dolorosa storia d’amore che si snoda fra il chiuso di anonime camere d’albergo, solitari giardini urbani, pub dove si cerca di vincere la solitudine. Un’indagine su un “eccesso di realtà”, fisico ed emozionale, che diventa la chiave d’accesso per far esplodere i conflitti del racconto. Ad accompagnare il trittico due appuntamenti di approfondimento sull’universo drammaturgico di Jon Fosse realizzati in collaborazione con la Reale Ambasciata di Norvegia: lunedì 23 febbraio (ore 17) nella Sala Squarzina del Teatro Argentina incontro introduttivo al pubblico dal titolo Jon Fosse. Paesaggio nordico con figure condotto da Antonio Audino; mentre sabato 28 febbraio (ore 17) al Teatro India incontro-convegno Jon Fosse. Luci e Ombre, moderano Rodolfo di Giammarco e Sergio Lo Gatto. (Paf)

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