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GARLASCO, STASI SI DIFENDE: “NON HO PRESO IO QUELLA BICI”

it@withub.it by it@withub.it
25 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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Pavia, 25 set – Quattro ore di interrogatorio, poi la notte passata da solo in cella al carcere di Vigevano, Pavia. Alberto Stasi, fermato ieri per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, continua a difendersi, a sostenere che lui con quel massacro avvenuto nella villetta di Garlasco non c’entra. “Non so nulla, non c’entro nulla. Io non ho preso quella bicicletta”. Il ventiquattrenne, durante l’interrogatorio, ha ripetuto di essere andato nella villetta di Garlasco e di aver trovato Chiara morta. Avrebbe ribadito: “Quello che so ve l’ho già detto. Quello che ho fatto ve l’ho detto”. Alberto, dunque, continua a proclamarsi innocente, ma quella bicicletta, quelle tracce di dna della giovane Chiara, rimettono tutto in gioco. Ed oggi per il ragazzo un’altra giornata difficile. Previsto, infatti, l’incontro con lo psicologo della casa circondariale, il quale dovrà valutare il suo stato psichico, il suo livello di ansia e accertare se ci sia o meno la possibilità che il giovane compia atti autolesionistici. Sarà proprio la risposta dello specialista a decidere quale sarà il livello di sorveglianza del ragazzo, che per ora è “normale”. Intanto, però, il tempo stringe. Oggi, infatti, il pm Rosa Muscio dovrebbe inoltrare al Gip la richiesta di convalida del fermo, per il quale ha 48 ore di tempo. Sarà poi compito del giudice decidere entro altre 48 ore, se convalidarlo e tenere Alberto Stasi in carcere oppure rimetterlo in libertà. Intanto si muove la difesa di Stasi, che proprio oggi pomeriggio dovrebbe inviare una memoria al pm Rosa Muscio che ieri ha firmato il provvedimento. Secondo le prime indiscrezioni, nel testo si sostiene che gli esiti degli accertamenti sulla bicicletta di Stasi, che hanno portato al fermo, sono solo preliminari e quindi non definitivi. Gli avvocati sostengono, dunque, che le conclusioni del Ris sono ancora da approfondire e per questo non giustificano lo stato di fermo. Nel testo della difesa, i legali hanno anche ribadito che non sussiste da parte del giovane nessun tentativo di fuga visto che dal 20 agosto, giorno in cui ha ricevuto l’avviso di garanzia, Alberto non è quasi più uscito di casa. Della stessa opinione anche l’ex legale della famiglia Stasi, Giovanni Lucido: “ la prova del pedale della bicicletta – dice – dovrà essere accompagnata da altri elementi probatori, perchè da sola non basta per dimostrare la colpevolezza di Stasi’’. Erano le 14 quando ieri Stasi è entrato nella caserma dei carabinieri di Vigevano con i genitori. L’interrogatorio è terminato dopo circa quattro ore, intorno alle 21. Alberto non avrebbe fatto alcuna ammissione. Verso le 22, il giovane è stato portato al carcere di Vigevano. All’uscita dalla caserma dei carabinieri, alcune persone lo hanno riconosciuto e insultato gridando a gran voce “assassino, bastardo”. Sarebbe stato proprio il sangue di Chiara ritrovato su quella bicicletta da donna di colore chiaro sequestrata alla famiglia Stasi, a far scattare il fermo del giovane. Secondo gli inquirenti, Alberto potrebbe aver calpestato quel sangue quando si trovava nella villetta, durante l’omicidio e, una volta presa la bici per allontanarsi, le tracce sarebbero rimaste sui pedali. Altre poi le contraddizioni. La presenza del sangue della vittima sulla bici non si giustifica con la presenza di Stasi nella villetta quando ha scoperto il corpo della fidanzata: il giovane ha sempre dichiarato di essere andato sul posto in macchina, e le scarpe che indossava in quel momento erano pulite. Sarebbe proprio questo particolare ad aver insospettito maggiormente gli inquirenti, visto che la scena del delitto era ricoperta di sangue e il giovane non avrebbe potuto non sporcarsi. Poi ci sono le dodici impronte raccolte sul luogo del delitto e le incongruenze di quei lunghi interrogatori a cui Alberto era stato sottoposto. Tante le contraddizioni del giovane, a partire da quel famoso “giallo del muretto”. L’imputato aveva raccontato di averlo scavalcato per entrare nella villetta di Chiara, ma nel punto da lui indicato i carabinieri non hanno rilevato alcuna impronta. Poi ancora dubbi riguardo al suo alibi: Alberto aveva detto che, nell’ora in cui Chiara è stata uccisa, lui si trovava al computer, a lavorare alla tesi di laurea. Ma le analisi della polizia postale hanno rivelato che lui, alla tastiera, c’è stato solo per poco.

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