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“Fuoco nero”, a Parma omaggio a Burri

it@withub.it by it@withub.it
27 Febbraio 2015
in Archivio speciali - Mostre
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“FUOCO NERO”, A PARMA OMAGGIO A BURRI
Si tiene fino al 29 marzo, a Parma, al Salone delle Scuderie di Palazzo della Pilotta, la mostra “Fuoco nero: materia e struttura attorno e dopo Burri” che mette a confronto la sequenza di Aurelio Amendola che fotografa Burri mentre crea una Plastica col fuoco con il grande Cellotex di Alberto Burri, appunto nero, punto di partenza della mostra. Lo CSAC dell’Università di Parma ha ricevuto in dono, circa 40 anni fa, un importante Cellotex (1975) di Alberto Burri. Attorno a questa opera, in occasione anche dell’approssimarsi del centenario della nascita dell’artista (1915-1995), si è pensato di chiedere, negli ultimi due anni, a significativi pittori, scultori, fotografi, giovani e meno giovani, almeno un’opera che essi pensassero comunque collegata o riferibile alla ricerca di Alberto Burri. Fra essi spiccano i nomi di Mimmo Paladino, Marcello Jori, Emilio Isgrò, Renato Boero, Enzo Esposito e William Xerra. (red)

A BOLOGNA IL “MANIFESTO ANATOMICO” DI SISSI
Con il progetto “Manifesto Anatomico” l’artista Daniela Olivieri, alias Sissi, presenta a Bologna, fino all’8 marzo, appositamente ideato per la terza edizione di Art City, un percorso in diverse sedi espositive (Collezioni Comunali d’Arte, Museo Civico Archeologico e Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio) dedicato alla sua personale visione dell’anatomia umana. Una “mostra-organismo” nel centro storico di Bologna, città in cui l’artista è nata 38 anni fa, che si sviluppa tra installazioni, disegni, video, sculture, performance. In particolare all’interno delle Collezioni Comunali d’Arte di Palazzo d’Accursio, l’artista presenta le installazioni “Apparati di un discorso organico” e “Il naufrago: ondeggia ubriaco perdendo la testa” con uno scheletro umano costituito da piccoli frammenti di legno restituiti dal mare e comparati a ossa umane. Nella Gipsoteca del Museo Civico Archeologico l’artista dialoga con la statuaria antica collocando manichini rivestiti da abiti e accessori provenienti da Addosso 1995/in progress, l’archivio del guardaroba-creatura che raccoglie gli abiti e gli accessori realizzati con tecniche artigianali dalla stessa artista e successivamente da lei indossati, catalogati secondo un criterio tassonomico in 20 famiglie immaginarie, dotate di nomi propri e specifiche caratteristiche di riconoscimento. (red)

MEGA-INSTALLAZIONE CON FIGURINE CALCIO
Secondo appuntamento a Roma per il progetto site-specific Skin Taste che invita ogni anno un artista a reinterpretare la facciata dell’ex deposito degli anni ’50 PortoFluviale, nella zona Ostiense a Roma, con un’opera site-specific realizzata in carta da manifesto. Su un grande manifesto di circa 150 mq, che riveste la “pelle” di PortoFluviale, l’artista Flavio Favelli, presenta, fino al 22 marzo, l’opera Campioni: due squadre ideali composte dai medesimi “attori”. Trasformandole in opera d’arte, il 47enne artista fiorentino si appropria e manipola le immagini di alcune celebri figurine che ritraggono undici giocatori di calcio mentre indossavano le maglie dell’AS Roma e della SS Lazio, cioè accomunati dal fatto di avere militato, durante la loro carriera, in entrambe le società. Una parata di volti più o meno conosciuti su cui aleggiano tragici e poetici i cambiamenti del tempo, e che racconta implicitamente storie di vite e di contraddizioni. “Sono pochi i calciatori che hanno indossato le maglie della squadra della Roma e della Lazio nella stessa carriera”, dice Flavio Favelli. “Ne ricordo alcuni perché erano nelle figurine che collezionavo con dedizione”, “due squadre metafisiche, sospese fra i due emisferi dell’Urbe”. Skin Taste mira a coinvolgere gli abitanti del quartiere così come i frequentatori temporanei invitandoli a confrontarsi con un messaggio artistico e non pubblicitario, sebbene della pubblicità ne mutui la strategia. (red)

LA MAGIA DELLA SARDEGNA NURAGICA
Si tiene fino al 21 marzo a Roma, al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, la mostra “L’isola delle torri. Giovanni Lilliu e la Sardegna nuragica”. Già presentata a Cagliari l’esposizione si arricchisce con i materiali sardi della collezione del museo capitolino, fra cui alcuni significativi reperti legati al periodo nuragico e reperti frutto di recenti sequestri. Inoltre viene presente un’istallazione multimediale che conduce i visitatori alla scoperta del complesso statuario protostorico di Mont’e Prama i cui scavi tutt’ora in corso stanno restituendo ancora materiali di eccezionale importanza. L’istallazione virtuale è stata curata dal CRS4, il centro di ricerca interdisciplinare che ha ideato il nuovo software per l’acquisizione in 3D delle statue recuperate negli anni ’70. Prevista anche una giornata di studi dedicata al centenario della nascita di Giovanni Lilliu – archeologo e intellettuale sardo cui si deve la riscoperta della “civiltà nuragica” -, che ricorrerà il 13 marzo. L’esposizione si svolge attraverso tre fili conduttori – il metallo, l’acqua e la pietra – proponendo al pubblico oltre 1000 reperti inediti o poco conosciuti utili a comprendere gli aspetti fondamentali della civiltà nuragica: l’architettura, il mondo del sacro e quello funerario, le tecnologie costruttive (in particolare quelle idrauliche), la società, l’economia, il territorio, la metallotecnica, l’arte. Emerge l’immagine di una Sardegna nuragica dinamica, aperta verso l’esterno, dal quale recepisce e rielabora, in un linguaggio originale, prestiti culturali e tecnologici innestandoli nel solco di una tradizione solida e ricca. I manufatti ritrovati in Sardegna e quelli di fattura nuragica arrivati nelle ricche tombe di esponenti delle aristocrazie italiche, sono gli indicatori di scambi commerciali e culturali, che percorrono il Mediterraneo sulla scia di antiche rotte mai abbandonate. (red)

SE YVES KLEIN “INCONTRA” LUCIO FONTANA
Al Museo del Novecento di Milano si tiene fino al 15 marzo una mostra che indaga secondo una prospettiva inedita il percorso parallelo – tra il 1957 e il 1962, tra Milano e Parigi – di Yves Klein (1928-1962) e Lucio Fontana (1899-1968), nella piena autonomia dell’originalità artistica di ciascuno. La loro vicenda creativa, intrecciata a un sorprendente legame personale, è raccontata attraverso oltre 70 opere e una ricchissima documentazione di fotografie, filmati d’epoca e carte d’archivio. Così ecco un colloquio immaginario tra il segno del neon di Fontana del 1951 e la riproposizione della grande installazione di Pigment pur, del 1957. E ancora: le aperture spaziali di Fontana trovano corrispondenza nel procedere di Klein dal monocromo al vuoto. Entrambi evocano uno spazio immateriale, cosmico o spirituale, facendo un riferimento storico all’oro della pittura medievale e al blu di Giotto, ma anche impiegando direttamente elementi naturali quali la luce, il fuoco e l’aria, oppure ispirandosi alle suggestioni di immagini astronomiche. Nel gennaio 1957 Yves Klein tiene la prima personale di monocromi blu alla Galleria Apollinaire di Milano. Dino Buzzati nella straordinaria recensione Blu Blu Blu racconta la mostra di questo “fenomeno” venuto da Parigi. Nell’occasione, Lucio Fontana è tra i primi acquirenti di un monocromo dell’artista francese e diventerà nei primi anni Sessanta, uno dei suoi più importanti collezionisti in Italia. Organizzata in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana di Milano e con gli Archives Yves Klein di Parigi e prodotta dal Museo del Novecento con Electa, l’esposizione si avvale di prestiti importanti da musei italiani e stranieri. (red)

BRERA CELEBRA BRAMANTE
A 500 anni dalla morte di Donato Bramante (1443-1514), la Pinacoteca di Brera, fino al 22 marzo, celebra l’artista con una mostra che nel tratteggiarne la poliedrica personalità (“cosmografo, poeta volgare, et pittore valente… et gran prospettivo “ scrisse fra’ Sabba da Castiglione) ricostruisce il suo lungo soggiorno in Lombardia e a Milano (almeno dal 1477 fino al 1499), e l’impatto che la sua opera ha avuto sugli artisti lombardi. La mostra, dal titolo “Le arti in Lombardia 1477-1499”, ha ricevuto l’importante sostegno di Giorgio Armani, che ha risposto al bando per la ricerca di finanziamenti lanciato dalla Pinacoteca milanese. Spirito inquieto e ingegnoso, il rinnovamento innescato da Bramante nel territorio lombardo, in un momento di straordinaria vitalità culturale della corte sforzesca (con la presenza tra gli altri di Leonardo da Vinci e del poeta fiorentino Bernardo Bellincioni) tocca non solo l’architettura, ma anche (e forse in modo più esteso) l’insieme delle arti figurative, ed è su queste che si incentra il percorso dell’esposizione. Non si sottrarranno al suo fascino i protagonisti indiscussi della pittura rinascimentale in Lombardia: Vincenzo Foppa, Ambrogio Bergognone, Bartolomeo Suardi (che dal 1489 è noto con il soprannome di Bramantino) e poi Bernardo Zenale reagiscono, ognuno secondo il proprio registro espressivo, al modo “eroico” di occupare e di rappresentare lo spazio, in cui il riferimento all’antico è la chiave essenziale per rendere attuale la rappresentazione della realtà. Ma anche scultori, plasticatori, orafi e miniatori coglieranno tematiche, motivi, e suggestioni. (red)

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