Roma, 10 ott – Fuoco incrociato contro la Finanziaria 2008. Dopo le dichiarazioni poco entusiaste del commissario Europeo Almunia, che hanno suScitato le ire del presidente del consiglio Romano Prodi (“ognuno faccia il suo mestiere”), questa mattina anche il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, ha sparato sulla manovra: spesa non frenata dalle decisioni di politica di bilancio, pressione fiscale che non accenna a scendere, misure si sgravio che non risolvono il grave problema della povertà ed in fine un percorso di riduzione dell’indebitamento “che appare troppo lento”. Su quest’ultimo punto anche l’Ue, per bocca del commissario Joaquin Almunia, aveva già bacchettato l’Italia: “ha un debito – aveva detto – che è il più alto d’Europa e il paese deve destinare il 4,5% del Pil per pagare gli interessi, questa posizione non è sostenibile”. Almunia eveva quindi criticato la manovra economica che avrebbe l’effetto di rifurre il deficit solo dello 0,2%, un dato “ben al di sotto dell’impegno per una correzione dello 0,5%, ma anche al di sotto degli orientamenti dati all’eurogruppo e ben al di sotto dell’obiettivo di raggiungere il pareggio nel 2010”. La critica di Bruxelles, ovviamente, non ha fatto piacere al Professore che, dopo aver incassato la solidarietà del presidente della camera Fauso Bertinotti (“Almunia è un gendarme dell’ortodossia”) rivendica gli obiettivi di Governo e si abbandona ad un imperativo “lasciateci governare”. “Le istituzioni internazionali, e le agenzie di rating hanno riconosciuti i nostri sforzi – afferma il premier – anche l’Ocse ha definito il nostro aggiustamento ‘impressionante’”. L’Italia – assicura – saprà rispettare con “rigore e coerenza” gli impegni di risanamento. Un impegno che secondo Draghi, però, per essere rispettato avrà bisogno di effettivi interventi correttivi “significativamente superiori a quelli indicati” e che comunque, al momento risultano rinviati al triennio 2009-2011. La situazione si complica poi, ulteriormente se le critiche arrivano anche dall’interno dell’esecutivo. Il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, afferma che la legge contiene degli errori “non piccolissimi” che toccherà al Senato valutare; quello alla Difesa, Arturo Parisi, parla di “fondi insufficienti” che spingono il comparto “sempre più alla soglia di una irreversibile inefficienza” e infine il ministro della Giustizia Mastella che rileva “elementi critici” nell’entità dei fondi stanziati dalla manovra per il suo dicastero: “Le nozze con i fichi secchi – dice – non si possono fare, soprattutto quando si parla di giustizia”. Dal governo alla maggioranza. Zone d’ombra sulla manovra sono state individuate anche dal Pdci. “Il governo deve fare uno sforzo per quanto riguarda il collegato sul welfare – afferma la capogruppo Manuela Palermi, dopo aver partecipato a palazzo Madama all’incotro tra maggioranza e esecutivo sulla finanziaria – deve dare una risposta vera, soprattutto alla luce dei risultati del referendum nelle fabbriche, altrimenti sarà molto difficile per noi aderire a questa manovra”. Di segno distensivo, invece, le dichiarazioni della capogruppo dei senatori dell’Ulivo, Anna Finocchiaro, che parla di “vertice interessate” con “pochi ma buoni temi di discussione” che dimostra “la tenuta e la forza della maggioranza”. Il confronto, comunque, è solo alla fase iniziale e il margine per un accordo è ancora ampio. Infatti si continuerà a discutere, dopo il vertice di oggi, al quale ha partecipato anche il ministro Chiti, al Senato ne sono già stati programmati altri due: il primo si terrà questa sera alle 19 e il secondo venerdì. Intanto l’opposizione fa quadrato e, forte delle “critiche eccellenti” non risparmia bordate all’esecutivo Prodi. Così Schifani sottolinea come gli appunti di Draghi confermino le parole di Almunia: “la riduzione del debito è modesta rispetto alle notevoli entrate – ha detto il presidente dei senatori di Forza Italia – e la pressione fiscale arriva con il governo prodi al livello record del 43,1% senza rallentare la spesa primaria. Il quadro è davvero desolante”. Sulla stessa lunghezza d’onda la critica di Altero Matteoli, presidente dei senatori di An. “Prima il Fondo Monetario – afferma – poi il commissario europeo Almunia, oggi il governatore Draghi e il presidente della Corte dei Conti Lazzaro hanno stroncato la finanziaria e il decreto legge collegato. Una bocciatura senza precedenti che dovrebbe far riflettere seriamente Prodi, Padoa-Schioppa e l’intero governo”, annunciando che sabato prossimo An scenderà in piazza per manifestare contro le scelte di questo esecutivo.
(Clb)