Tra i paesi dell’Europa occidentale, l’Italia è quello che ospita il minor numero di Rom, circa 180 mila, lo 0,25% della popolazione. 70 mila hanno la cittadinanza italiana, 110 mila provengono dai Balcani. Una quota di circa il 70% ha una casa e la parte restante vive nei campi nomadi.
La maggioranza dei campi italiani rientra nella definizione di “baraccopoli” adottata dalle Nazioni Unite. Secondo il primo Rapporto nazionale sulla condizione di rom e sinti in Italia, presentato ieri dall’Associazione 21 luglio, chi nasce in un campo nomadi non avrà alcuna possibilità di accedere a un percorso universitario mentre le possibilità di poter frequentare le scuole superiori non supereranno l’1%. Di più: avrà una possibilità su 5 di non varcare mai la soglia di una scuola.
Da anni le istituzioni internazionali chiedono all’Italia di smantellare i campi nomadi, che invece continuano a sorgere con una spesa elevatissima.
La cosa che più sconcerta è che con i campi e gli accampamenti aumentano anche gli sgomberi forzati A Milano, nel periodo gennaio-settembre dello scorso anno, gli sgomberi sono stati 191 e hanno coinvolto 2300 persone. A Roma sono stati 34, per una spesa di 1 milione e 300 mila euro. In dicembre è scoppiato lo scandalo “mafia capitale” e così abbiamo saputo che per i malavitosi l’assistenza gli zingari e agli immigrati rende più della droga. In effetti nel 2013 il sistema campi nomadi è costato al Campidoglio 23 milioni di euro.Si capisce dunque che il nuovo assessore Francesca Danese, il giorno dopo la sua nomina abbia dichiarato che i campi vanno chiusi e ai rom vanno date le case. Sicuramente costerebbe meno. (8 apr)