Venezia, 12 ott – I distretti culturali evoluti possono rappresentare il quadro di riferimento per le politiche del territorio che promuovono le attività culturali come volano per l’innovazione e l’integrazione sociale, secondo un approccio innovativo in Italia. E’una prospettiva che il Veneto sta studiando. Un progetto della regione in questo senso è stato affidato all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia ed è stato illustrato in questi giorni a New York dal responsabile scientifico, il prof. Pierluigi Sacco, durante i lavori della Conferenza mondiale 2007 “Social Theory, Politics and the Arts (STPA)” in corso all’Helen and Martin Kimmel Center for University Life. Quello del distretto culturale è un modello del tutto nuovo, che esce dalla logica della specializzazione monofiliera per sviluppare l’integrazione creativa di molte filiere differenti e in cui la cultura non ha solo valore in quanto crea profitti ma perché aiuta la società a orientarsi verso nuovi modelli di uso del tempo e delle risorse. La cultura diventa quindi la materia prima di un “nuovo rinascimento”, anche sul piano imprenditoriale. Il lavoro, coordinato dal prof. Sacco e seguito per la regione dalla dirigente Clara Peranetti, si sta svolgendo in due fasi: la prima ha definito un modello di riferimento per la realtà veneta, suddividendo il territorio regionale in sub sistemi territoriali caratterizzati da elementi socio-culturali propri e da specializzazioni distinte in termini di offerta culturale. Nella fase di studio successiva saranno individuate le possibili strategie di sviluppo generali, di breve , medio e lungo periodo, sia a livello regionale che di singolo distretto culturale, con l’indicazione di modelli organizzativi funzionali allo sviluppo integrato del territorio e l’individuazione dei soggetti da coinvolgere.
(Cep/Cam)