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NOBEL GORE: POLITICA ITALIANA RILANCIA TEMA CLIMA (RIEPILOGO)

it@withub.it by it@withub.it
12 Ottobre 2007
in Archivio News dal mondo
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Roma, 12 ott – L’assegnazione del Nobel per la pace 2007 ad Al Gore e all’Ipcc dell’Onu ha suscitato una lunga serie di commenti anche da parte del mondo politico italiano. Tra i primi a esprimere soddisfazione per il riconoscimento Dario Franceschini, il capogruppo dell’Ulivo alla Camera, che in questi mesi ha molto insistito affinché la tutela ambientale diventasse una delle sfide più importanti del futuro Partito Democratico. Secondo Franceschini questo premio cambierà tutto, costringendo tutti i paesi del mondo, in primis gli Stati Uniti, a confrontarsi con il tema dei cambiamenti climatici prima che sia troppo tardi, superando prudenze, interessi avversi e poteri forti. Anche il senatore dell’Ulivo Ferrante ha accolto positivamente l’assegnazione del Nobel all’ex vicepresidente americano, sottolineando l’urgenza di un intervento concreto a favore della salvaguardia ambientale, che parta dalle scelte individuali per arrivare alle decisioni politiche dei governo. Più polemico invece l’intervento della senatrice dei verdi Loredana De Petris, capogruppo della commissione sull’ambiente, che sottolinea l’anomalia italiana: “Solo nel nostro Paese autorevoli politici continuano a sostenere che i cambiamenti climatici sono una barzelletta degli ambientalisti”. Il Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio ricorda invece come il film di Al Gore – Una verità scomoda – sia stato proiettato in anteprima in Italia proprio al congresso nazionale dei Verdi, che hanno anche il merito di aver lanciato il Patto per il Clima, al quale hanno aderito migliaia di cittadini, ma anche politici, scienziati, imprenditori e associazioni. Per la Margherita parla Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera è anche vice-presidente del Kyoto club, il network di istituzioni e imprese impegnate per la riduzione dei gas serra. Realacci sostiene che questo Nobel della pace “è un segnale forte, in grado di parlare all’opinione pubblica mondiale del grave allarme dei mutamenti climatici, oltre ad essere un giusto riconoscimento ad una persona che si batte ad molto tempo per questa causa”. L’esponente della Margherita ha sostenuto in prima persona la candidatura di Al Gore al Nobel, attraverso la raccolta di firme tra parlamentari e senatori, inviata al Norwegian Nobel Insistute, “un motivo in più – ammette – per essere particolarmente lieto del prestigioso riconoscimento”. Anche il sindaco di Roma Walter Veltroni ha accolto la notizia con entusiasmo, sottolineando che il Nobel per la Pace ad Al Gore e al Comitato Intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici rimarca la centralità e l’urgenza delle questioni legate all’ambiente. Questo riconoscimento secondo il candidato alla guida del Partito Democratico significa che ambiente e pace sono e saranno sempre più spesso collegati tra loro, ricordando che il vertice dei Premi Nobel per la Pace che si terrà a Roma, sarà l’occasione per parlare di tutto questo con Al Gore. Dello stesso avviso Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, che considera questo Nobel come un riconoscimento “anche un po’ nostro”, perchè premia idealmente tutte quelle associazioni, quegli scienziati e quegli amministratori che da anni lottano per fermare il surriscaldamento del pianeta. Della Seta ricorda come l’impegno di Gore non nasca con il celebre film-documentario sull’ambiente, ma con gli Accordi di Kyoto, approvati grazie al suo impegno nel superare l’ostruzionismo politico, che accomunava democratici e repubblicani nella difesa della potente lobby del petrolio. Secondo il presidente nazionale di Legambiente la decisione di assegnare contemporaneamente il riconoscimento sia ad Al Gore che all’Ipcc è importantissima, perchè da anni l’agenzia dell’Onu subisce gli attacchi delle amministrazioni ostili alla riduzione dei gas serra e di una parte minoritaria della comunità scientifica, che tuttora nega il legame tra attività umana, emissioni di Co2 e cambiamenti climatici. Ma Della Seta va oltre rilanciando il post-Kyoto, invitando Stati Uniti, Australia e alcuni paesi in rapido sviluppo, ovvero i colpevoli del fallimento di Kyoto, a partecipare con maggiore convinzione alla lotta globale contro i cambiamenti climatici. Ma il presidente della Legambiente non risparmia neanche l’Italia, che si è dimostrata incapace di ridurre le emissioni nocive. Completamente diverso l’intervento di Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera, che parla di “follia allo stato puro”, commentando la vittoria di Al Gore. Volontè si dice convinto che l’Accademia Reale svedese abbia subito pressioni in tal senso e che tale decisione comprometterà inevitabilmente la credibilità della stessa istituzione del Nobel. Ma il capogruppo dell’Udc rincara la dose, ricordando che quello del 7 luglio 2007 è stato il concerto globale più inquinante del pianeta e insinuando che dietro l’impegno ambientalista di Al Gore vi sia in realtà un lucroso business.
(Cam)

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