Roma, 19 ott – Sarà anche una “prova di democrazia”, oppure un modo per “vivificare l’esecutivo” ma certamente la manifestazione di domani, promossa dalla sinistra radicale contro il protocollo sul welfare, contribuisce a scuotere le fondamenta già provate del governo Prodi. Insomma, da una parte la sinistra radicale lubrifica gli ingranaggi della protesta, dall’altra la destra soffia sul fuoco della polemica, al centro il premier che si limita a prendere le distanze dal problema dichiarando da Lisbona di non essere assolutamente preoccupato per quello che accadrà domani. “Fuori causa”, perché anche lui in Portogallo, il presidente della Camera Fausto Bertinotti. La terza carica dello Stato, che nei giorni scorsi aveva caldeggiato l’idea della “piazza” (“è interesse del Paese che il 20 ottobre ci sia una partecipazione rilevante, la partecipazione è sempre una risorsa per il Paese”), oggi si trincera dietro il suo ruolo istituzionale: non risponde ai giornalisti che gli chiedono di commentare l’accordo sul welfare (“non lo farei neanche sotto tortura”) e richiama al “proprio mestiere” i ministri che si credeva potessero manifestare. “Ministri in piazza? – dice Bertinotti – sarebbe una sgrammaticatura”. Certo che, ministri o non ministri, questa volta sui temi proposti dal “comitato 20 ottobre” converge persino la sensibilità del Papa: Benedetto XVI si è fatto ieri promotore di un monito anti-precariato: “Quando la precarietà – ha detto – non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso”. Eppure il nodo “welfare” sembrava essere risolto: placet delle parti sociali, approvazione da parte del Consiglio dei ministri con nessun voto contrario (ma con l’astensione dei ministri Paolo Ferrero e Alessandro Bianchi) e se non bastasse, anche con la “benedizione” dei lavoratori. Cosa c’è allora che non va? La sinistra radicale insiste: troppo deboli le normative relative al lavoro a tempo determinato, fasce deboli poco protette. I promotori, dal loro sito, fanno sapere che si batteranno “perché sia sociale e non confindustriale l’ispirazione politica del governo”. Troppa attenzione agli industriali quindi? O solo un esempio di corretta concertazione? Sta di fatto che il protocollo non è dispiaciuto a Luca Cordero di Montezemolo che lo ha siglato definendolo “condivisibile”. A parte l’analisi delle motivazione che hanno portato alla manifestazione di domani la curiosità che oggi attanaglia i Palazzi è una: quali e quanti ministri scenderanno in piazza. Probabilmente nessuno. Paolo Ferrero non ci sarà: “Sono i senza voce che devono parlare domani, e non le polemiche politiche di bassa lega. Per questo non voglio contribuire a oscurare l’evento con la mia presenza”. Alfonso Pecoraro Scanio ribadisce che i Verdi non hanno aderito ma che raccoglieranno le firme contro gli Ogm. A togliere a tutti le castagne dal fuoco arriva il comitato organizzatore: “Chiediamo ai ministri di non partecipare – si legge in una nota – per lasciare visibilità e protagonismo alle migliaia di persone che riempiranno le strade di Roma”. Tutti salvi quindi: sia il governo che i ministri di estrema sinistra portano a casa “la faccia”. Comunque, nella maggioranza c’è chi prepara il terreno in vista di un eventuale “colpo di testa” di qualche membro dell’esecutivo. La tesi è: la manifestazione non è contro l’esecutivo. Quindi che importa se qualcuno decide di scendere in piazza. Il ministro degli Affari regionali e delle Autonomie locali, Linda Lanzillotta addirittura afferma che “deve essere interpretata come una manifestazione che sottolinea l’importanza di alcune politiche che il governo sta portando avanti”. Deve essere per forza così – continua il ministro, visto che “i partiti che promuovono la manifestazione sono parte integrante del governo. Sarebbe singolare manifestare contro se stessi”. Anche per Pecoraro Scanio il problema non esiste: “Tutte le manifestazioni che chiedono di attuare il programma di governo – afferma – non sono contro il governo”. Saranno in migliaia domani per le vie di Roma. Molti arriveranno dal Nord Italia, prenderanno all’alba il treno speciale che raccoglierà i manifestanti lungo lo stivale, spenderanno 20 euro per il biglietto e altro ancora per mangiare e bere. E’ il popolo della sinistra che vuole far sentire il “peso” della sinistra e che chiede “sinistra subito”, come recita lo striscione che dovrebbe aprire il corteo.
(Clb/Caf)