Un’epidemia destinata ad aggravarsi nei prossimi anni, a causa della presenza di amianto in circa 40000 siti e in un milione di micro-siti, con quaranta milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, di cui solo il 2% è stato trattato. Questo l’allarme lanciato dall’Osservatorio nazionale sull’amianto che ieri ha organizzato un convegno in provincia di Varese sulle nuove scoperte scientifiche per fermare quello che la onlus definisce un vero e proprio genocidio. Con la situazione attuale “continueranno ad esserci nuovi casi e nuove esposizioni perché ci si può ammalare fino a quarant’anni dopo la prima esposizione”. Secondo l’Ona “è necessaria la bonifica, attraverso progetti di sviluppo territoriali da cui trarre le risorse economiche necessarie, unitamente all’utilizzo della leva fiscale e dei fondi strutturale europei”. Non devono “essere trascurati gli aspetti internazionali nella risoluzione del problema”, anche perché come dimostrato dall’associazione, “l’Italia ha continuato l’importazione di amianto anche dopo l’entrata in vigore della L. 257/92, che la proibiva. L’Ona ha già portato questa documentazione all’attenzione dell’Autorità giudiziaria, dopo averla già consegnata alla commissione Lavoro del Senato”. (Red – 28 giu)