Trento, 7 nov – Tuttavia il legame che il Trentino sente verso questo Paese dell’Africa australe ha anche altre origini: ad esempio la presenza di missionari trentini in Mozambico (alcuni dei quali pagarono con la vita il loro impegno, negli anni della guerra civile), o quella di numerosi studenti mozambicani presso l’Università di Trento, ed ancora, l’interscambio culturale che si è realizzato in questi anni, e che ha permesso a tanti trentini di avvicinarsi alle molteplici espressioni della cultura e delle tradizioni mozambicane. Senza dimenticare che un trentino, il parlamentare Mario Raffaelli, all’epoca sottosegretario agli esteri del Governo italiano, è stato uno degli artefici degli accordi di pace che nel 1992 posero fine alla guerra civile scoppiata all’indomani del raggiungimento dell’indipendenza, accordi firmati dal governo guidato dal Frelimo e dall’opposizione armata della Renamo a Roma, presso la sede romana della Comunità di Sant’Egidio (l’altro fondamentale “attore esterno” del processo di riconciliazione assieme al governo italiano). Lo stesso Lorenzo Dellai, nelle sue vesti di presidente della Provincia autonoma di Trento, ha avuto modo di dare nel 2000 il benvenuto in Trentino al predecessore di Guebuza, Joaquim Chissano, nonché di ricambiare qualche anno dopo la sua visita, recandosi in Mozambico, in particolare nella capitale Maputo (dove tra l’altro ha sede l’istituto scolastico superiore Maria Mae de Africa, creato dalla Fondazione Kessler) e a Caia, villaggio sulle rive del fiume Zambesi dove si concentra una parte dei progetti di cooperazione allo sviluppo avviati dalle associazioni trentine. Da ultima, è nata recentemente una collaborazione fra la Protezione civile trentina e il suo omologo mozambicano; il Mozambico, infatti, è un paese che presenta diversi problemi su questo fronte, già palesatisi in maniera drammatica con le alluvioni che lo hanno devastato pochi anni or sono.
(Grm)