Roma, 8 nov – Di certo, nella partita a poker tra i due poli, un intervento del centrodestra per salvare la maggioranza su un tema caro ai cittadini come quello della sicurezza sarebbe stato un asso importante da giocare. Ma tant’è, la maggioranza appare in un periodo di “quadra del cerchio”. E quindi si ricomincia a parlare di riforme a partire da quella elettorale. Alla chiama di Veltroni ha risposto immediatamente l’Udc, che vede nella scelta del sistema tedesco lo strumento per rendersi definitivamente indipendente dalla Cdl e per cominciare un processo di riaggregazione di forze al centro. Da An, per voce di Gianfranco Fini, è arrivata una timida apertura al dialogo, anche se l’ex vicepremier sottolinea che Veltroni “deve prima chiarire quale sia la proposta del Pd in materia”. Forza Italia e Lega sono in attesa di vedere se la maggioranza davvero sarà in grado di tenere sulla Finanziaria. In effetti, la posizione del Pd non è ancora chiara. O meglio, i leader carismatici del partito la loro idea l’hanno più volte espressa, ma manca ancora la piattaforma comune. Il sistema che avrebbe messo tutti d’accordo, nel nuovo partito, è il maggioritario a doppio turno sul modello francese. Un sistema che, però, non troverebbe alcun appoggio in Parlamento, se non quello ideale di An (che però ha stretto un patto in senso opposto con FI e Lega Nord). Scartato il modello francese, rimangono, appunto il proporzionale tedesco, a favore del quale si è espressa la quasi totalità della nomenclatura di Ds e Margherita, da Fassino a Rutelli, da D’Alema a Marini, e quello spagnolo, più gradito a Veltroni e Franceschini. I leader del Pd ritengono infatti imprescindibile scrivere una legge elettorale che consenta di formare le alleanze prima del voto, per fare in modo che i cittadini votino un premier e un programma, ancor prima che un partito. (SEGUE)