Brescia, 13 nov – Trent’anni al padre e ai due cognati responsabili dell’omicidio; due anni e otto mesi allo zio che collaborò all’occultamento del cadavere. Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Brescia Silvia Milesi ha accolto in toto le richieste del pubblico ministero Paolo Guidi, scegliendo la mano pesante contro i responsabili dell’uccisione di Hina Saleem, la ragazza pakistana sgozzata a Sarezzo, in provincia di Brescia, l’11 agosto 2006, dai suoi stessi familiari che non le perdonavano il suo voler vivere secondo costumi che ritenevano troppo occidentali. Il gup ha anche disposto l’isolamento di Khalid, uno dei due cognati, perché in carcere avrebbe aggredito il padre della giovane vittima. La lettura della sentenza è stata accompagnata da attimi di tensione con la madre di Hina che ha dato in escandescenze. “Me lo ammazzano” ha gridato la donna, quindi ha iniziato a urlare frasi in pakistano. Allontanata dall’aula, la mamma della vittima non accennava a calmarsi, fino a quando – in evidente crisi nervosa – è stata caricata in ambulanza e trasportata in ospedale. (SEGUE)