L’ALLEGRIA, IL PIANTO, LA VITA: LO ZIBALDONE DI SCALFARI
La natura più profonda dell’uomo tende alla pace o alla guerra? Quale dei due sentimenti – il potere e l’amore – è quello che più fa girare la ruota della vita? E come si colloca la politica tra queste spinte contrapposte? Un diario vitalissimo in cui si intrecciano i ricordi, le pagine dei libri più amati, la passione per il mondo sempre accesa. Un vero e proprio zibaldone, avvincente e penetrante, scritto da uno degli intellettuali di riferimento del nostro tempo. È “L’allegria, il pianto, la vita” di Eugenio Scalfari, (Mondadori, euro 18, pp. 152). “C’è un momento nella vita in cui viene voglia di raccontare i propri pensieri, gli incontri, i desideri, le sofferenze, la gioia e la fatica del vivere, l’allegria e la tristezza. A me è venuto in mente da molto tempo e l’ho anche fatto nei libri che ho scritto e l’ho cercato in quelli che ho letto, ma non ho mai usato la forma del diario. Adesso, forse perché sono vicino alla fine del viaggio, quella voglia m’è venuta”. Guardando ai grandi modelli classici, dagli Essais di Montaigne allo Zibaldone di Leopardi, Scalfari compone con sapienza e fervido acume il suo breviario filosofico, personalissimo e universale. Il passato infatti è un deposito. Vive nella memoria, cambia con la memoria. Non è un cimitero, niente affatto, piuttosto una sorgente a cui attingere riflessioni, letture amate, aneddoti. Per la prima volta nella scrittura di Scalfari, è la forma letteraria del diario a dare scansione al pensiero. A essere registrati non sono tanto gli accadimenti, ma i mutamenti interiori generati dalla realtà intorno. L’insoddisfazione per la classe dirigente attuale, per esempio, e per il popolo che la seleziona ed elegge. L’esigenza di riaccostarsi a certi classici del pensiero politico, da Bakunin a Mazzini a Machiavelli. Ma anche il ricordo intimo di momenti dolorosi, privati e pubblici, che lo hanno portato al pianto. Un nuovo tassello di quel mosaico intellettuale che Eugenio Scalfari va disegnando libro dopo libro, tenendo fortemente insieme le diverse generazioni di cui è fatto il suo pubblico.
“IL BIVIO”: BRUSCINO RACCONTA I GIOVANI ITALIANI NELLA CRISI
Riuscirà l’Italia a valorizzare i suoi giovani e a renderli protagonisti della ripresa economica? Questo uno degli interrogativi che ha dato vita a “Il Bivio, sogni e speranze dei giovani italiani in tempo di crisi” (Mondadori), il nuovo libro dell’imprenditore della green economy e presidente nazionale dei Giovani di Confapi Angelo Bruscino. Questo saggio è un’istantanea di storie, sogni e speranze dei giovani italiani, che oggi vivono e si barcamenano tra numerose incertezze, tra crisi economica e sociale, tassi di disoccupazione soprattutto giovanile mai toccati prima e una visione del futuro che sembra più nera del passato. Ne esce il ritratto di una generazione preoccupata per il domani, in crisi di valori e di modelli, ma questi ragazzi chiamati con i più fantasiosi nomignoli, da Bamboccioni, a Choosy, a Neet, continuano a essere la nostra speranza per ridisegnare un futuro e un destino più roseo di quello che si è vissuto in questi anni. “La nostra migliore gioventù – dichiara Bruscino – non solo è viva, ma resta la più grande risorsa a cui attingere per rinnovare il nostro sistema paese, oggi più che mai i nostri ragazzi rappresentano l’unica vera garanzia di continuità storica, sociale, politica ed economica e soprattutto rappresentano la possibilità di ricreare un patto generazionale che riporti l’Italia a guardare al futuro con un sentimento di speranza e non più di paura ed incertezza”.
“L’ALTRA FACCIA DELLA GERMANIA” DI ALESSANDRO SOMMA
Con i governi presieduti da Gerhard Schroder, a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, la sinistra storica tedesca ha realizzato la stessa svolta neoliberale che oggi la Germania impone come punto di riferimento per le politiche di integrazione europea. Questo ha segnato la fine dei Socialdemocratici, decimati dagli elettori e condannati all’opposizione o in alternativa a governare in coalizione con Angela Merkel. È stato però anche l’inizio di nuovi esperimenti a sinistra, quelli che hanno portato alla nascita della Linke: una formazione capace di riscuotere un certo successo con un programma che include democrazia economica e superamento del capitalismo. Una sinistra capace di riflessioni e pratiche politiche innovative quanto al rapporto tra partiti, sindacati e movimenti. Il volume “L’altra faccia della Germania. Sinistra e democrazia economica nelle maglie del neoliberalismo” di Alessandro Somma (casa editrice Derive Approdi, pp. 192, 2015) ricostruisce queste vicende, utili a comprendere i termini dell’attuale crisi nella costruzione dell’unità europea, oltre a quella che l’autore definisce “l’involuzione neoliberale” della sinistra storica. Il tutto sullo sfondo del dibattito attorno alla coalizione sociale proposta dalla Fiom in Italia, che dalla recente storia tedesca trova spunti non meno interessanti di quelli riconducibili alle vicende greca e spagnola.
COME GRAMSCI NON FU LIBERATO
È quasi automatico immaginare la prigionia di Antonio Gramsci come un monotono decennio di isolamento intransigente e intellettualmente operoso. Una condizione movimentata soltanto da difficili e rarefatti contatti con l’esterno e da una assai controversa partecipazione al dibattito politico. A render ancor meno esatte certe correnti rappresentazioni ha contribuito la continua polemica su colpe, responsabilità o tradimenti. “Lo scambio. Come Gramsci non fu liberato” di Giorgio Fabre (Sellerio, pp. 536, euro 24) è l’accurata e ineccepibile ricostruzione della detenzione dell’intellettuale comunista e soprattutto dei ripetuti tentativi di liberarlo (a lungo ignorati o negati). Una ricostruzione che aiuta a caratterizzare meglio la vera immagine di un grande pensatore e leader politico, prigioniero del fascismo e di tempi terribili. L’obiettivo è quello di fare chiarezza di visioni mitiche o, all’opposto, di dietrologie “complottarde”. Ma non è la polemica il suo obiettivo, bensì riuscire a districare l’ingarbugliata matassa dei fatti che condussero alla fine a “come Gramsci non fu liberato”. I tentativi furono un certo numero, operati da più parti (Gramsci per primo), condotti da diversi agenti, con vari intermediari e per via di trattative sotterranee che si intersecavano con affari diplomatici e questioni di politica internazionale; tutti naufragati a causa di errori e di illusioni (di Gramsci stesso in primo luogo), per l’invincibile avversità di Mussolini, per l’indifferenza sostanziale di potenze politiche (quali il Vaticano e la Chiesa), e inoltre per il convergere di circostanze ostili, piccoli calcoli politici contrari, ingenuità. E di fatto, alla medesima storia di una liberazione fallita appartengono vicende emerse a scoppio ritardato decenni dopo: sia le polemiche storiografiche che hanno ricamato le prime rivelazioni sulle trattative, sia i depistaggi, gli occultamenti e le falsificazioni con cui si cercò di mascherare “segreti” imbarazzanti per molte parti. Su ognuno di questi momenti, soprattutto quelli poco noti o ignoti, si china la lente d’ingrandimento di Fabre: sui pezzi interessanti delle biografie di ciascuno degli agenti e degli attori alcuni dei quali finora sconosciuti, su tutte le carte che si incrociavano compresi biglietti apparentemente innocui o messaggi ritenuti indecifrabili, su tutte le coincidenze a prima vista irrilevanti, sui molti misteri, su certi inspiegabili comportamenti, mezze ammissioni, silenzi. Ne risultano pagine di storia investigativa e politica piene di sorprendenti illuminazioni su uno dei più opachi casi politici italiani. La loro lettura risulta avvincente anche nel metodo: il lavoro interpretativo di scoprire nuove fonti archivistiche e di incrociarle con altri dati.
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LE 12 STORIE DI “NONOSTANTE TUTTO”
Dodici personaggi per dodici storie: una più appassionante dell’altra, una più cruda dell’altra. Così si apre “Nonostante tutto” di Francesca Vignali Albergotti (Fazi editore, pp. 267, euro 16.50), potente romanzo d’esordio in cui, come in un girotondo, Susy (intrepida ragazza di una certa età) è la moglie di Carlo (un playboy disarmato), che è padre di Leonardo (un uomo che sembra triste, e infatti lo è), che è in cura da Paola (un’abile psicologa, purtroppo innamorata di lui), madre di Camilla (la ragazzina alla quale non manca niente) e di Gianmaria (la promessa del calcio) nonché moglie di Edoardo (un ingegnere che funziona) che, a sua volta, ha un’amante, Rebecca (la donna sola), ex fidanzata di Andrea (un uomo pentito), convivente di Irina (una gran bella ragazza), ex amica di Peppe (un uomo ricco che suda tanto), sposato da anni con Gloria (la brava moglie). Un libro vero e amaro che, con occhio lucido e senza pregiudizi, descrive vite apparentemente slegate ma in realtà vicine. Dalle vicende dei protagonisti, il cui ritratto è sempre completato e a volte addirittura ribaltato da quello successivo, a sottolineare l’incomunicabilità e la solitudine del tempo presente, emerge una visione cupa e quasi cinica della vita, anche se a venir fuori, alla fine, è l’idea che “nonostante tutto” ci possa ancora essere speranza e addirittura amore. Nella seconda parte, che corre verso un’imprevista risoluzione, il finale tragico avvicinerà i personaggi di questo romanzo bruciante attraverso una scrittura calda, emozionante, che finirà per capovolgere lo stile volutamente secco, freddo e un po’ asettico dei racconti iniziali, proprio a dimostrare che, non appena si liberano le emozioni, la visione delle cose, a volte, cambia completamente.