Roma, 28 nov – Tra gli esempi specifici, l’iniziativa della American Chamber of commerce in Italy, che ha realizzato nel marzo 2007 una conferenza sugli investimenti finanziari dall’estero (Private equity) in collaborazione con la fondazione italo-americana NIAF e la Camera di commercio di Milano e che ha destato l’interesse del governo; la Camera di commercio italo-cinese ha invece avanzato al ministero dell’Economia cinese la proposta di svolgere il ruolo di “sportello unico” con banca Intesa/San Paolo per favorire investimenti cinesi in Italia; la Chambre Francaise de commerce et d’industie in Italia sta lanciando uno studio con l’Agenzia degli investimenti esteri francese per analizzare l’esperienza degli investitori bilaterali e per poter presentare ai rispettivi governi la percezione e le proposte per dare avvio agli investimenti; la British Chamber of commerce for italy insieme con la Camera di commercio italiana in Gran Bretagna, sta realizzando una mappatura dettagliata degli investimenti italiani nel Regno Unito e di quelli britannici in Italia. Il peso crescente degli investimenti esteri in Italia proviene da 5 paesi: Paesi Bassi, che si confermano anche nel 2006 il principale investitore in Italia, Francia, Spagna, Regno Unito e USA. Da segnalare il fatto che la Germania, che pure rappresenta il primo mercato di riferimento delle esportazioni e delle importazioni italiane, e che nel 2005 occupava la quarta posizione come investitore in Italia, scompare dalle prime 20 posizioni. Riguardo agli altri paesi rappresentati dalle Camere miste, è interessante osservare la crescente importanza del Brasile, di alcuni paesi produttori di petrolio, degli investimenti “di ritorno” provenienti dalla Polonia e da altri paesi dell’est Europa. Sebbene siano flussi ancora poco significativi in termini assoluti, essi segnalano la crescente importanza di aree del mondo diverse da quelle tradizionali e nelle quali le Camere miste sono pronte ad operare per sostenere la crescita dei flussi di investimento diretti verso il nostro paese. Gli investimenti italiani all’estero, rimasti pressoché stabili tra 2005 e 2006 a poco meno di 34 miliardi di euro (dopo il raddoppio registrato tra il 2004 ed il 2005), sono stati diretti invece in prevalenza verso i Paesi Bassi, Bahama, Stati Uniti e Polonia. Anche in questo caso, la Germania, nel 2005 in cima alla classifica, perde posizioni, finendo lo scorso anno al settimo posto.
(Cog)