Buenos Aires, 7 dic – Storia lavorativa del “pioniere” (la prima persona emigrata), le caratteristiche demografiche di base, il tipo d’istruzione, il lavoro, il grado di conoscenza dell’italiano, e poi i legami con l’Italia (il grado di partecipazione alla vita delle associazioni degli umbri a Buenos Aires, consumo di beni e prodotti italiani, cultura alimentare, rapporti con i parenti in patria e viaggi in Italia e in Umbria): sono stati questi i parametri di fondo della ricerca. “Si tratta della prima parte di un lavoro – ha continuato Alberto Sorbini -, che dovrà indagare le motivazioni sociologiche e il ‘vissuto’ della nostra emigrazione, tutto quel sistema di storia del costume e delle mentalità, della cultura materiale, delle tradizioni, del cibo, della lingua, dell’immaginario, che costituisce il tessuto vivo di un argomento come questo”. E si dovranno poi indagare – hanno sottolineato sia Sorbini che Ariel Lucarini – il rapporto tra la vecchia migrazione e le prospettive delle giovani generazioni, il problema dell’‘identità’, ovvero della identificazione ed “autodefinizione” dei giovani italo-argentini, insieme all’indagine sul ruolo svolto dai rapporti con il passato italiano nelle strategie migratorie delle generazioni presenti. “Questa ricerca rappresenta un salto di qualità per il dibattito sull’emigrazione – ha sottolineato Pavilio Lupini, presidente del Consiglio Regionale Umbra dell’Emigrazione – nella misura in cui accompagna ai dati una indagine sulle motivazioni e le passioni di chi decise di lasciare la propria terra per emigrare in un paese lontano. Oggi – ha aggiunto Lupini – il problema dell’emigrazione non è più una questione di nostalgia, ma di costruzione di un nuovo rapporto solidale con il paese d’origine, che crei qualcosa di nuovo, anche a livello economico. È una proposta – ha concluso – per colorare di ‘locale’ le strategie della globalizzazione”.
(Cld/Sis)