Roma, 12 dic – E ancora: “Siamo di fronte ad un regime di non piena libertà, di fronte ad una oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria”. L’indagine, se confermata, sarebbe, secondo Berlusconi lo specchio di “recrudescenze dell’attività giudiziaria”. “Io – si difende l’ex premier – ho fatto solo la corte ai senatori ma tutto questo è avvenuto alla luce del sole”. Sul piatto, quindi, non le presunte tangenti di cui parla Repubblica, ma “candidature e incarichi di governo” destinate a “persone meritevoli”. Secondo Berlusconi si tratta di “normali trattative” che fanno parte del gioco politico, come quelle che hanno portato Marco Follini a diventare responsabile della comunicazione del Partito democratico. Poco prima era stato Paolo Bonaiuti a parlare di un clima da “Cile di Pinochet”, mentre uno dei senatori chiamati in causa, Nino Randazzo, aveva commentato: “Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto ha pubblicato questa mattina Repubblica – aveva detto il senatore eletto in Oceania commentando i verbali pubblicati dal quotidiano – se non che quanto riportato è tutto vero, compreso il fatto che sono stato ascoltato dalla Procura”. Il senatore italo-argentino Luigi Pallaro si chiama fuori: “In lui ho sempre riscontrato un grande senso di responsabilità istituzionale, e nei miei confronti estrema correttezza”. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito democratico, senza commentare gli atti coperti da segreto istruttorio, ricorda invece di aver fatto, non molto tempo fa, in occasione della fiducia sulla Finanziaria, una “denuncia politica”.
(Fca)