Gerusalemme, 19 dic – “Con l’Umbria ho un rapporto particolare, non soltanto perché sono francescano e l’Umbria è la terra di San Francesco, ma perché lì ho tanti amici, che mi hanno aiutato in quello che sto facendo in Palestina”. Padre (Abuna) Ibrahim Faltas, parroco dell’unica comunità parrocchiale di Gerusalemme, 5 mila 500 cristiani che convivono con 800 mila ebrei e 200 mila musulmani, parla volentieri dell’Umbria. L’occasione gli viene data dalla delegazione umbra presente in questi giorni in Palestina, che gli ha fatto visita alla Parrocchia “San Salvatore”, nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme. I mass media diffusero in tutto il mondo il nome e le immagini di Padre Ibrahim, quando a Betlemme, da Custode in Terrasanta, si ritrovò, dal 2 aprile al 10 maggio 2002, involontario protagonista nella drammatica vicenda dell’assedio israeliano alla Basilica della Natività, dove si erano rifugiati 240 palestinesi. Oggi, trasferito nel 2004 a Gerusalemme come parroco, o “Abuna”, dell’unica parrocchia latina della “città santa”, Padre Ibrahim Faltas è impegnato in una gran quantità di progetti sociali, soprattutto per i giovani. E proprio per rispondere alle esigenze dei giovani, è nato il progetto di Beit Hanina, un quartiere cristiano di Gerusalemme, sorto negli Anni Settanta per ospitare le tante famiglie cristiane, che non disponevano di una abitazione. Accanto alle abitazioni, fu costruita anche una chiesa, intitolata a San Giacomo. “Adesso – ricorda Padre Ibrahim ai membri della delegazione umbra in visita al quartiere – sono più di 600 le famiglie che vivono a Beit Hanina, e l’impegno prioritario è quello di aiutare a farne crescere i figli in un ambiente, dove sia possibile sfruttare tutte le opportunità. La nuova situazione creata dal Muro divide famiglie, separa villaggi da scuole e ospedali, allontana gli agricoltori dai campi. E dunque bisogna creare – dice l’Abuna – un luogo di aggregazione, dove i giovani trovino spazi adeguati alle loro esigenze, soprattutto in questo momento in cui i problemi del disagio giovanile si stanno aggravando, compreso un problema della droga che – sottolinea Padre Ibrahim – è enorme nella Città Vecchia. La risposta è la costruzione, a Beit Hanina, di un centro giovanile, che si aggiunge alle 42 abitazioni realizzate dalla Custodia di Terra Santa. I lavori sono cominciati da appena qualche mese, ma già la nuova struttura (un moderno edificio a tre piani) si mostra in tutta la sua fisionomia: intitolata a Giovanni Paolo II, sarà inaugurata il 30 marzo prossimo. (SEGUE)