(13 aprile 2016) Affermare il sistema dello Sprar come possibile punto di riferimento per paesi e contesti urbani che vanno costruendo in questi mesi un modello integrato di accoglienza è l’idea di fondo che ha animato la presentazione del sistema Sprar ai comuni sloveni, nel corso di un incontro svoltosi il 12 aprile a Lubiana. All’incontro ha preso parte l’ambasciatore d’Italia in Slovenia Paolo Trichilo, che ha ricordato il valore positivo che possono apportare le buone pratiche europee per lo sviluppo di nuove politiche di integrazione in Slovenia e in altri paesi della stessa regione. Organizzato da Ipop-Institute for Spatial Policies (National Urbact Point per la Slovenia) l’evento ha visto la partecipazione di funzionari comunali, associazioni del terzo settore e del segretario di Stato agli Interni Bostjan Sefic, che ha rimarcato l’impegno del governo sloveno verso un modello integrato e sostenibile di accoglienza. Se al momento il numero dei rifugiati presenti nel paese è ancora limitato a 380 presenze, la pressione sui confini rende urgente il superamento del modello ancora provvisorio ed emergenziale di accoglienza messo in piedi in Slovenia come in altri paesi dell’Europa centrale e orientale che mai hanno fronteggiato il tema negli ultimi anni. Con l’obiettivo di trasferire conoscenze sul modello e le esperienze italiane, il Servizio centrale dello Sprar ha presentato l’evoluzione storica e i numeri del fenomeno in Italia, mettendo in luce alcune delle migliori esperienze di inclusione sociale e lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, dall’atelier Nuele di Santorso (Vicenza) alla produzione agricola sostenibile dei progetti Sprar di Canelli (Asti) e Valderice (Trapani). (red)