San Paolo, 8 gen – “Sarebbe facile rispondere a queste accuse – scrive Porta – come è stato fatto ampiamente in Italia, con una punta di sacro orgoglio nazionale rivendicando i successi del nostro Paese in questi anni, o le nostre incomparabili ricchezze artistico-culturali, magari indicando altrettanti fattori di crisi in altri importanti Paesi, a partire dalla stessa Inghilterra o dagli Stati Uniti. Sarebbe facile ma semplicistico, anche perché la visione che si ha dall’esterno di una realtà, che a volte può apparire riduttiva e superficiale, è spesso – al contrario – molto piú oggettiva e sincera di tante letture di chi vede le cose dall’interno. Lo sappiamo bene noi, italiani che vivono all’estero, innamorati eternamente del nostro Paese ma anche giudici severi di contraddizioni e ambiguità che probabilmente individuiamo in maniera piú disincantata e lucida di tanti nostri connazionali che vivono nella penisola. Mesi fa un amico italiano, anch’egli residente in Brasile, mi fece leggere un altro articolo, pubblicato sul quotidiano spagnolo “El País”: descriveva l’Italia come il Paese piú gerontocratico d’Europa, e non si riferiva solo alla nostra classe dirigente (la piú vecchia del continente) ma anche al mondo dell’imprenditoria, alla cultura, alla televisione (quando manderemo in pensione i vari Pippo Baudo e Mike Buongiorno? ). La vecchiaia è un valore e gli anziani sono una grande risorsa per l’Italia e per il mondo; il problema nasce però quando un Paese non riesce a rinnovarsi, a creare le condizioni perché si compia naturalmente e con la giusta frequenza il passaggio tra le generazioni”. (SEGUE)