Sangue chiama sangue. E a Dallas, in Texas, siamo quasi allo scontro razziale: la veglia di protesta dei cittadini afroamericani, organizzata in seguito all’uccisione di due ragazzi di colore a distanza di poche ore, uno in Lousiana e uno in Minnesota, si è risolta in un’altra tragedia, l’uccisione di 5 poliziotti e il ferimento di altri 6 che erano impegnati nelle operazioni di sicurezza legate proprio alla veglia. Che secondo il dipartimento di Polizia nascondeva un agguato: due cecchini hanno sparati sui poliziotti, ma altri due sarebbero stato pronti a fare altrettanto. “Volevano ferire o uccidere il più alto numero possibile di poliziotti” ha detto il capo della polizia David Brown”. Due persone sono state fermate. Barack Obama in queste ore non è negli Stati Uniti ma in Europa, precisamente a Varsavia per parlare delle conseguenze della Brexit, ma è stato prontamente informato. “Al sindaco di Dallas ho detto, parlando a nome di ogni singolo cittadino americano, che siamo inorriditi – ha detto il presidente degli Stati Uniti – è stato un attacco feroce e premeditato”. Solo poco prima degli attacchi, Obama aveva commentato anche la morte dei due afroamericani, spiegando che “non sono una questione solo nera o ispanica, ma una questione americana” e che “le cose stanno cambiando troppo lentamente”. In effetti, dal luglio del 2014 a oggi, ovvero negli ultimi due anni, sono ben dieci i casi di afroamericani uccisi dalla polizia in seguito a controlli o comunque in circostanze controverse. L’agguato di Dallas costituisce d’altro canto l’attacco più sanguinoso, in termini di morti tra le forze di polizia, dai tempi dell’11 settembre 2001. (Sis – 8 lug)