Moena, 21 gen – Si partiva da una visione condivisa di base, quella che la circoscrizione estera dovrà godere della stessa autonomia prevista per le Regioni. “Perché no, se manda in parlamento 18 deputati, più di alcune regioni?” si chiedeva il viceministro agli Esteri Franco Danieli. Tesi non troppo dissimile quella di Laura Garavini, componente del coordinamento nazionale. “E’fondamentale non banalizzare l’importanza che l’estero venga equiparato da subito alle altre regioni: questo inserimento nello statuto avrebbe un valore simbolico straordinario: come a dire, “noi siamo come gli italiani d’Italia””. Ma sull’apertura di Danieli il responsabile per gli italiani all’estero del Pd, Maurizio Chiocchetti, ha rilanciato forte: estero non come ventunesima regione, ma qualcosa di molto di più. “Eleggiamo 18 parlamentari, è vero, ma contiamo sempre come il Molise. Il punto fondamentale non è entrare nel coordinamento nazionale, quello è un contentino, si tratterebbe di un passo troppo piccolo per le nostre possibilità”. L’idea di Chiocchetti?: “Rappresentiamo il 3% dell’assemblea costituente, allora dobbiamo chiedere il 3% nel coordinamento”. Dunque non uno, ma almeno tre o quattro rappresentanti: in pratica la differenza che passa tra il considerare l’estero come una sola regione, oppure come quattro differenti segreterie continentali. Troppo al ribasso la prima opzione? Troppo ambiziosa l’altra? A far incontrare, per ora, le due parti a metà strada è stata la questione finanziamento: troppo pericoloso, secondo Eugenio Marino, sottomettere le realtà estere al regime dell’autofinanziamento parificandole di fatto alle Regioni: “E’ evidente – ha spiegato il coordinatore del gruppo ristretto di lavoro per lo statuto – che in realtà come quelle dell’America Latina, dell’Australia, del Nord America esiste una grande difficoltà nell’autofinanziamento, quando esso non è del tutto inesistente”. (SEGUE)