Roma, 1 feb – “Era quindi giustificabile – continua – che avessimo anche noi emigrati un certo appetito, per avere inoltre ai nostri doveri, anche i diritti. É stato questo un appetito che è durato senza interruzioni per oltre un secolo, già che non ci era stato mai permesso il diritto di avere anche noi i nostri denti”. “Ultimamente però le cose sono cambiate. Da “emigrati” siamo adesso “Cittadini italiani residenti all’Estero”, ed abbiamo anche avuto la possibilità di votare e di poter votare i nostri rapprentanti alla Camera ed al Senato, scelti tra elementi del nostro ambiente”. Quando “saremo chiamati a votare nelle prossime elezioni – coclude – non dovremo più farci incantare dalla bellezza dei nuovi denti, che si presenteranno alla ribalta delle elezioni. Quello che dovrà valere e interessarci non dovrà essere la smagliante presenza, ma la solidità e la campattezza, per poter portare avanti la soluzione delle nostre necessità. La nostra scelta dovrà ricadere próprio su chi è realmente emigrato nel senso ristretto del termine. E per favore non mi si venga a dire che “emigrato” è un termine non molto elegante.“Emigrato” è in verità un titolo d’onore, un titolo che milioni di “emigrati” italiani hanno saputo creare all’Estero, con il proprio lavoro, onorando la loro Pátria e innalzando un concetto che onora tutto il popolo italiano”.
(Cep/Sis)