Roma, 1 feb – “Non ricordo chi sia stato, ma un grande politico europeo della meta dell’800, parlando di noi italiani disse che: “Abbiamo un grande appetito, ma anche pessimi denti”. Realmente questa è un’opinione che non fa davvero onore, ma se esaminiamo la questione, arriveremo alla conclusione che una certa verità vi esiste. Quanto al grande appetito nulla da vergognarci. Infine, per la prima volta, nella sua storia millenaria, l’Italia da poco si era formata dal punto di vista di nazione unitária, con tutti i problemi inerenti, portati e incrementati da questa unione. Era quindi giustificabile che ci fosse un grande appetito per poter camminare con lo stesso passo degli altri Paesi, che da secoli avevano raggiunto una situazionre di Stato unitário nazionale”. Esordisce così nel suo editoriale Antonio Laspro, consigliere del Cgie, ripercorrendo le tappe storiche del paese. “Dalla morte di Cavour, fino a quasi la metà del ‘900, non abbiamo più avuto, – come eccezione che conferma la regola forse Giolitti – nessun uomo di Stato che potesse sostituire degnamente i due personaggi citati. Passato oltre un secolo da questo período – prosegue – possiamo tranquillamente trasferire questa opinione all’Itália fuori d’Italia, cioè all’Italia dell’emigrazione., che è stata sempre relegata ad un secondo piano in relazione ai nostri diritti, sanzionati dalla Costituzione in vigore, anche se a parole eravamo considerati cittadini, senza nessun diritto, ma appena con i doveri dei cittadini italiani”. (SEGUE)