Un cambio di strategia per “cercare di fronteggiare una minaccia totalmente imprevedibile”. Lo chiede, in un colloquio con il Corriere della Sera, il ministro dell’Interno Marco Minniti, commentando l’attentato di Berlino: “Un modello di difesa che coinvolga tutte le forze territoriali, dal prefetto al sindaco, passando per la polizia locale”. Dunque “non ci saranno più liste di obiettivi uguali in tutta Italia, ma misure modulate rispetto alle realtà di Regioni e Comuni che sono diverse e come tali devono essere trattate”. Minniti condivide la scelta, emersa dal Comitato di analisi strategica, di limitare al massimo la circolazione di tir, pullman e mezzi pesanti, oltre alle operazioni di carico e scarico delle merci. Ma evidenzia che “soltanto se tutti collaboreremo a individuare i possibili punti deboli avremo maggiori possibilità di ottenere la completa copertura di ogni evento. Limitando così le falle e dunque le possibili infiltrazioni dei terroristi”. Sin da quando era sottosegretario del governo con delega ai servizi segreti, Minniti non ha mai nascosto “l’elevato livello di minaccia per il nostro Paese”. E adesso lo ripete con forza ulteriore: “L’attentato di Berlino ripropone in maniera estrema il problema del ‘lupo solitario’. Un meccanismo semplice, uno scenario che avevamo già visto a Nizza e che adesso si è ulteriormente semplificato. In Francia avevamo riscontrato un minimo di preparazione, con l’affitto del tir e i sopralluoghi effettuati sulla Promenade. Se è attendibile la ricostruzione fornita dalle autorità tedesche, lì c’è stato un atto semplificato al massimo con una persona che decide di rubare un mezzo pesante e poi lo scaglia contro la folla”. Ecco perché vanno individuati i punti di vulnerabilità “che sono diversi per ogni città» e perché «ognuno deve portare le informazioni di cui dispone e metterle in comune in modo da avere un quadro preciso e sempre aggiornato della situazione di pericolo”. (22 Dic – Red)