“Andare alle elezioni a giugno o peggio ad aprile rappresenta a mio avviso un serio rischio per la tenuta del Paese”. Lo afferma il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, in una intervista al Corriere della Sera, nella quale sottolinea di parlare “a titolo personale, non essendo iscritto ad alcun partito” e precisa: “Renzi ha le spalle larghe. A lui ho offerto le mie opinioni. Non mi sarei espresso pubblicamente, se prima non lo avessi fatto”, “credo che Renzi abbia tutto l’interesse a seguire questa strada, essendo tra l’altro questo governo largamente coincidente con il suo. Mettere in sicurezza le tante, fondamentali, riforme fatte nei mille giorni del suo governo e costruire un ritorno alla guida dell’Italia fondato sulla responsabilità e su un progetto ‘lungo’ e inclusivo, rappresenta un passaggio che è legittimo attendersi da parte di un leader con le sue qualità in un momento tanto difficile per l’Italia”. Secondo il ministro “il tema non è in quanto tempo si riuscirà a fare la legge elettorale, che è condizione necessaria ma a mio avviso non sufficiente. Il vero tema è mettere in sicurezza il Paese e le riforme fatte del governo Renzi. Infatti la mia prospettiva è più economica che politica. E ritengo sia imperativo riflettere sui rischi collegati alla scelta di andare subito alle elezioni”. E aggiunge: “Con la legge elettorale in vigore dopo la sentenza della Consulta, tutti i sondaggi sembrano indicare come scenario più probabile uno stallo ‘alla spagnola’ che consegnerebbe l’Italia all’ingovernabilità. In questo contesto il rischio che lo spread acceleri la salita già iniziata mi sembra molto concreto. Questi sono i rischi interni. Poi non va dimenticato che viviamo un’epoca di enormi incertezze anche a livello internazionale”, “tanto per citarne una: se Trump imponesse dazi protezionistici verso Cina e Messico, gli Stati Uniti metterebbero in discussione il Wto. E il meccanismo di governance degli scambi commerciali mondiali finirebbe con conseguenze che è difficile prevedere. D’altro canto in Europa quest’anno il ciclo elettorale sarà durissimo e potrebbe minare le fondamenta dell’Unione. Se non stiamo attenti l’Italia rischia di diventare l’anello fragile di un Occidente diviso e sbandato. E un governo dimissionario che presiede il G7 ne sarebbe una plastica rappresentazione”. Calenda sottolinea che “il tema non è in quanto tempo si riuscirà a fare la legge elettorale, che è condizione necessaria ma a mio avviso non sufficiente. Il vero tema è mettere in sicurezza il Paese e le riforme fatte del governo Renzi. Infatti la mia prospettiva è più economica che politica. E ritengo sia imperativo riflettere sui rischi collegati alla scelta di andare subito alle elezioni”. “Quando dico che andare al voto in giugno o peggio in aprile rappresenta un rischio, è perché di qui ad allora il governo avrà una serie di appuntamenti ineludibili- evidenzia ancora il ministro -: bisognerà attuare le iniziative per stabilizzare il sistema bancario, andrà implementato il piano Minniti sull’immigrazione per fronteggiare gli sbarchi estivi, andrà impostato il lavoro sulla ricostruzione nelle aree terremotate, andranno fronteggiate alcune difficili e fondamentali crisi industriali. Pensare di gestire tutto ciò e molto altro con un esecutivo dimissionario, nel mezzo di una campagna elettorale, mi pare un azzardo”. (2 Feb – Red)