Tunisi, 1 apr-L’italiano per poter essere mantenuto deve diventare patrimonio di tutti e non essere solo lingua di difesa o di mantenimento.“La cultura – dice ancora Silvia Finzi dalla Tunisia – come le merci si esporta e diventa quanto più importante tanto è importante la sua capacità di traducibilità nel linguaggio universale del sapere. Non dobbiamo quindi criticare il fatto che i giovani italo sudafricani siano anglofoni , essi vivono in un mondo nel quale debbono inserirsi ed hanno ragione di farlo perché questa loro capacità d’adattamento ci fa onore, bensì occorre severamente criticare e cambiare la politica culturale e linguistica dell’Italia”.| 20 anni fa a Tunisi vi erano solo due licei che insegnavano la lingua italiana, gli scolari erano meno di cento e all’Università non sapevamo se avremmo potuto completare il corso di laurea in mancanza di iscritti ai nostri corsi. Professori di liceo e universitari tunisini ed italiani hanno lottato per una rivalutazione dell’italiano nelle scuole ed all’Università. “Oggi – racconta – l’italiano s’insegna nella maggior parte delle scuole tunisine. Sono 24000 gli iscritti in italiano nei licei. Ci sono 5 corsi di laurea ed in tre diverse città. Nella mia Università c’è anche un Master ed un Dottorato. C’è un concorso statale per conseguire l’abilitazione all’insegnamento. Tutto ciò ha permesso a molti figli di italiani di ritornare alla loro lingua e a salvarla. L’operato della Dante Alighieri non è stato estraneo a questo processo di rivitalizzazione poiché è stato centro e punto d’incontro degli italianisti. Se in Sud Africa esiste solo la Dante Alighieri ciò significa che la Dante è stata e continua ad essere in molti paesi il garante e l’espressione della lingua e della cultura italiana. Ma per poter proseguire quest’opera meritoria occorre che l’Italia riconosca il suo operato e con gli Istituti di Cultura possa collaborare in sinergia. Per questo il governo italiano deve potenziare e dare maggiori fondi alla Dante Alighieri ed agli Istituti di Cultura”. (Sab)