Roma, 13 mag – Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono “forti preoccupazioni” per le anticipazioni sui contenuti del Pacchetto Sicurezza che il governo si preparerebbe a varare. “I reati commessi da cittadini stranieri vanno certamente perseguiti – afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero – ma non vanno demonizzati gli stranieri presenti sul territorio, come se fossero gli unici responsabili di una percezione di insicurezza che sembra ormai pervadere i cittadini italiani e gli stessi immigrati”. Non servono, secondo le Acli, “proclami e annunci che criminalizzano indistintamente una realtà”, come l’ipotesi del ricorso all’esercito, ma “politiche certe ed efficaci di sicurezza, destinate tuttavia a essere inefficaci se non affiancate da seri interventi di riqualificazione urbana, di mediazione, di accompagnamento”. Viene giudicata “buona” la logica dei patti territoriali, ma non limitati alla questione dell’ordine pubblico: “Costruiamo invece dei tavoli locali sulla sicurezza e l’integrazione. Per costruire una società sicura, infatti, servono iniziative che incidano sulla qualità della vita delle persone, italiani e stranieri, che si sviluppa nei vari spazi di socializzazione: la scuola, il quartiere, il lavoro, il tempo libero”. “Assolutamente contrarie” si dicono le Acli all’introduzione del reato di immigrazione clandestina, una “misura demagogica – la definisce Olivero – tanto inutile quanto pericolosa per le ricadute sul piano sociale e culturale. Come è possibile mettere insieme senza distinzioni il disagio e spesso la disperazione delle persone che lasciano le proprie case e i propri affetti con le attività illecite e criminali di chi sfrutta il fenomeno migratorio? Perché non introdurre, a questo punto, il reato di povertà?”. (SEGUE)