Roma, 10 gen – Le Acli rilanciano quindi l’appello di ieri della Fondazione Migrantes a introdurre nella nostra legislazione lo jus soli, perché chi nasce in Italia deve essere considerato cittadino italiano; a ridurre da 10 a 5 anni i tempi per la domanda di cittadinanza degli altri immigrati; a concedere la possibilità di mantenere la doppia cittadinanza. «Il progetto di legge presentato dal Governo – afferma Olivero – contiene già queste misure. Ci auguriamo che le forze politiche in Parlamento vogliano approvarle al più presto, mettendo da parte le polemiche artificiose e strumentali. “Le Acli ricordano inoltre, utilizzando le parole del Papa, che “dai Paesi d’origine se ne va spesso la gioventù dotata delle migliore risorse intellettuali”. “Questo significa – spiega Olivero – che esiste una “fuga dei cervelli” che ha come meta il nostro Paese e che noi possiamo cogliere come risorsa straordinaria. Non investire sui giovani, italiani di oggi e italiani di domani, sarebbe un suicidio”.Per questo le Acli chiedono allo Stato di scommettere sugli immigrati, sui giovani in particolare. Che significa concretamente: agevolare le vie legali d’ingresso; riconoscere le qualità professionali, oltre che sociali ed umane degli immigrati, ad esempio attraverso la creazione di una banca dati; facilitare l’accesso ai servizi; investire in maniera strutturata nella formazione linguistica, coinvolgendo le scuole ma anche i datori di lavoro; concedere, infine, il voto amministrativo per un pieno coinvolgimento nella vita civile. “Molto in questi due anni è stato fatto – ammette il presidente delle Acli Olivero – ma i traguardi più importanti restano ancora da raggiungere”.
(Sis)