Seul, 20 mag – Si è chiusa il 12 maggio la mostra di Valerio Berruti ad Heyri, la “città dell’arte” nei pressi di Seul, frutto di un esperimento di architettura museale immersa nel verde incoraggiato dal governo coreano. Sui terreni donati dal governo sono sorte circa trenta gallerie d’arte, piccoli musei e atelier d’artisti, tutti su progetti innovativi di architetti locali. In tale contesto presso la galleria Keumsan sono stati allestiti gli spazi per le installazioni visive del maestro, mentre nella galleria Chai sono stati presentati circa 40 disegni su carta. Valerio Berruti vive e lavora a Verduno (CN) nell’ex chiesa di San Rocco, e a soli trent’anni rappresenta uno degli artisti italiani più noti sulla scena mondiale. Le sue tele, sacchi di iuta su cui applica la tecnica dell’affresco, appese senza cornice, sono ormai divenute familiari al grande pubblico così come le immagini semplici dei bambini, tra fumetto ed espressionismo, che sono il suo soggetto più noto. Le sue figure sono disegnate su di uno spazio neutro senza spiegazioni o sfondi. Esse non si rivolgono all’osservatore, ne compiono azioni particolari, ma esistono distratte e impersonali sulla tela. Il pubblico coreano, che ha visitato numeroso la mostra nelle cinque settimane della sua durata ha particolarmente apprezzato l’uso dei materiali grezzi e in particolare della carta a grana grossa, tipica della tradizione coreana, usata per questa mostra. L’interpretazione delle opere di Berruti è quindi lasciata alle suggestioni che esse evocano, da una misteriosa nostalgia per l’infanzia alla simbologia del presente del mondo relazionale di adulti. Tra le numerose analisi critiche esistenti vale la pena ricordare quella del critico Lorenzo Canova il quale ha rilevato che i bambini di Berruti ritornano da un passato collettivo, ci raccontano i giorni trascorsi del tempo perduto e, al tempo stesso, come ricorda l’artista stesso, “sono puri, rappresentano ciò che è intatto nonostante il peccato originale”.
(Cep)