Padova, 10 giu – Vende, distribuisce o produce in 100 Paesi del mondo, realizza in media il 40% del fatturato all’estero, in Europa e nei mercati emergenti (Russia e Asia in testa), impiega personale qualificato, investe in ricerca e sviluppo, crea valore e occupazione per il territorio d’origine. E’ l’inedito profilo dell’impresa padovana, “internazionalizzata e globale”, che ha reagito in modo positivo alla globalizzazione, puntando su qualità dei prodotti, creatività e organizzazione flessibile. Un processo a tratti “invisibile” che attraversa più settori e ha per protagoniste le piccole e medie imprese, e che ha sostituito alla ricerca dei bassi costi – tipica della delocalizzazione prima maniera – una complessa strategia di presidio di nuovi mercati e nuove aree di domande di beni e servizi. E’ quanto risulta da uno studio sui rapporti internazionali delle imprese padovane” promossa da Confindustria Padova con il sostegno di UniCredit Corporate Banking e realizzata dalla Fondazione Nord Est su un campione di 565 imprenditori. Rientra in questo profilo il 65,3% delle imprese padovane (di manifattura e servizi) che oggi intrattiene stabilmente rapporti con i mercati esteri. Un dato che sale al 72,1% nel comparto manifatturiero e balza all’84,8% nelle imprese più strutturate (oltre 50 addetti). Ma riguarda ben il 43% delle micro-imprese (1-9 addetti). A riprova che, se le medie imprese guidano l’internazionalizzazione, anche le piccole si fanno contaminare e ne seguono il percorso virtuoso. (SEGUE)