Roma, 27 apr – La positiva intonazione del ciclo economico ha prodotto miglioramenti in senso assoluto per alcuni indicatori a esso maggiormente legati. Emerge però evidente la connessione tra il ritardo in ambito europeo e la forbice a livello territoriale. I progressi ottenuti in tema di aumento dell’occupazione e riduzione della disoccupazione non sono riusciti a colmare la distanza che separa il nostro Paese dal resto dell’Ue e a modificarne sostanzialmente la posizione relativa. Ha contribuito a ciò il perpetuarsi, e in qualche caso ampliarsi, del divario territoriale a svantaggio del Mezzogiorno, con una polarizzazione delle diverse aree del Paese agli estremi della graduatoria europea. Nonostante la crescita dell’occupazione, la distanza tra il tasso italiano ed europeo si mantiene elevata (oltre nove punti percentuali) e l’Italia si colloca al terzultimo posto della graduatoria decrescente. A livello territoriale, però, il Centro-nord ha recuperato il terreno perso negli anni della crisi, con un tasso nel caso del Nord-est anche più elevato di quello medio europeo nel 2016; il Mezzogiorno è, invece, ancora lontano dal superare il valore del 2008, con un tasso che occupa l’ultima posizione nella graduatoria dell’Ue. Specularmente, le regioni meridionali rimangono caratterizzate da tassi di disoccupazione e mancata partecipazione particolarmente alti, che spingono l’Italia agli ultimi posti tra i paesi europei. Ampi squilibri territoriali, a sfavore del Mezzogiorno, permangono anche per molti indicatori dell’istruzione, della formazione e della conoscenza in generale, contribuendo a mantenere l’Italia lontana dai risultati raggiunti dai partner europei. (red / BIG ITALY)