Roma, 3 mag – Nelle condizioni date, sottolinea ancora l’Istat, è ipotizzabile che disparità in termini di reddito e condizioni di vita tra l’Italia e i Paesi di origine (e di destinazione) possano permanere ancora a lungo, dando così luogo a scenari migratori assai diversificati che nelle presenti previsioni si è cercato di documentare.
La quota di immigrati dall’estero, ad esempio, avrebbe già entro il 2025 un intervallo di confidenza di ampiezza pari a 157 mila unità con limiti inferiore e superiore rispettivamente pari a 247 e 404 mila unità. Nel medesimo anno si prevede, invece, che il valore atteso delle emigrazioni per l’estero possa ricadere in un intervallo compreso tra 96 e 184 mila unità. Continuando di tale passo, si ha una previsione di immigrati compresa tra 133 e 409 mila unità entro il 2065, e una di emigrati a sua volta compresa tra 36 e 237 mila. La cautela nei confronti di valutazioni così a lungo termine, come quelle rappresentate per il 2065, è d’obbligo, sebbene non vi sia dubbio che esse siano di interesse primario sul piano delle policies oltre che scientifico.
Le dinamiche migratorie sopra illustrate contemplano scenari contrapposti: da un lato un Paese molto attrattivo, con un tasso migratorio netto con l’estero finale pari al 5,2 per mille annuo (il doppio di quello contemplato nello scenario mediano), dall’altro un Paese che potrebbe radicalmente cambiare la sua natura di accoglienza per tornare a essere, come in passato, un luogo da cui emigrare. La prospettiva di un saldo migratorio con l’estero negativo, come quello pari a -0,7 per mille rappresentato dal limite inferiore dell’intervallo di confidenza al 2065, ha una probabilità empirica concreta, benché bassa (9,1%), di realizzarsi e accomuna tutte le realtà del territorio nazionale. (red)