Roma, 23 giu – L’Associazionismo rimane per il Gruppo di lavoro ad hoc “una risorsa privilegiata”, per quanto non esclusiva, nelle relazioni delle istituzioni regionali e nazionali con le comunità emigrate, sebbene il numero degli aderenti non copra l’intera collettività. Le “associazioni offrono visibilità, svolgono ruoli di mediazione, coprono una diversità di obiettivi: ricreativi, sociali, culturali, professionali, religiosi”. Dunque, sottolinea il documento “quando si afferma che il mondo associativo è in crisi a causa dell’inevitabile invecchiamento dei quadri dirigenti, del mancato ricambio generazionale e della necessità di ridefinire gli obiettivi associativi in modo da rispondere ad esigenze e bisogni nuovi, bisogna comprendere che tale “crisi” riguarda solo una parte del mondo associativo” e che “molti di questi nuovi esempi di aggregazione travalicano il territorio di un solo Paese creando una rete transnazionale e mondiale”, aperta “agli italofili più che agli italofoni, indipendentemente dal Paese di appartenenza e dalla lingua parlata”. In sostanza “l’associazionismo di emigrazione non è un fenomeno di retroguardia, ma dinamico, un ponte tra mondi in evoluzione, che stabilisce connessioni a partire da un sentimento di comune appartenenza su una nuova base identitaria italiana,”. Motivo per cui gli estensori del documento ritengono che la promozione ed il sostegno degli ambiti associativi, culturali e sociali sia “strategia valida, da perseguire soprattutto nei riguardi delle associazioni dei giovani italiani nel mondo” in quanto “propongono dinamiche associative innovative come l’esperienza e la valorizzazione delle molteplici appartenenze culturali, la coscienza multiculturale di un mondo plurale composto da diverse origini e culture, l’impegno di mettere in relazione interculturale le diversità di ogni persona, gruppo e appartenenza”.
(SEGUE)