Roma, 22 lug – E’ un Cgie che guarda al futuro quello che il Segretario Elio Carozza ha “raccontato” nella prima opera multimediale dedicata agli italiani all’estero, “I segni dell’emigrazione”. L’opera, a cura di Tiziana Grassi e Catia Monacelli, con la collaborazione di Giovanna Chiarilli, accanto alle testimonianze dirette di coloro che hanno vissuto sulla loro pelle la vicenda dell’emigrazione, a quelle degli studiosi, ha voluto dedicare il doveroso spazio anche al Cgie, che rappresenta la voce dei circa 3 milioni di cittadini nonché dei 60 milioni di oriundi che ogni giorno testimoniano, in ogni angolo del mondo, il loro “essere” italiani. Il Segretario ha anche tracciato una breve cronistoria del Cgie, istituito dalla Legge n. 368 il 6 novembre 1989, e che “nel 2009 – ha ricordato Elio Carozza – con il varo della quarta consiliatura, chiude l’esperienza dei suoi primi venti anni di vita”. Oggi, il Consiglio svolge la duplice funzione di rappresentanza degli italiani all’estero presso tutti gli organismi interessati alle politiche migratorie e di consulenza presso il Governo e il Parlamento sui grandi temi che riguardano le comunità all’estero.
Elio Carozza ha poi tracciato un bilancio di questi vent’anni di attività che hanno portato a una più intensa partecipazione delle comunità all’estero “con la vita politica, culturale, economica e sociale dell’Italia per assicurare loro la più efficace tutela dei diritti e l’individuazione di interventi che facilitino il mantenimento dell’identità culturale e linguistica nei Paesi di residenza”. Secondo il Segretario, proprio con l’istituzione del Cgie si è compiuto un primo importante passo nel processo di “partecipazione” democratica degli italiani all’estero alla vita del Paese.
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