Bologna, 23 lug – Si può vivere senza utopia, senza illusione? La realtà può essere diversa da ciò che appare? Ci vuole rigore scientifico, certo, ma anche immaginazione, per fare l’archeologo, un lavoro che sta tra la scienza e, forse, la poesia, soprattutto se si indagano i territori inesplorati della storia, quelli che hanno lasciato poche, labili, effimere tracce. Si definisce un “libero pensatore” e uno “studioso della storia occulta dell’umanità”, Gabriele D’Annunzio Baraldi, il cui lavoro viene segnalato a Radioemiliaromagna, dalla figlia Anna. Con quel nome importante legato al grande poeta italiano, l’”immaginifico” Gabriele, e un cognome diffuso nella Bassa modenese, Baraldi, l’archeologo di cui ci occupiamo, ha vissuto dapprima in Argentina, dov’è emigrato nel 1950, e poi in Brasile, a San Paolo. Ma è nato nel modenese, nel comune di San Prospero, nel 1938, da Guerrino Baraldi, che faceva il capostazione a Bastiglia, altro comune della Bassa, e da Albertina Pellacani, insieme a cinque fratelli. Gabriele D’Annunzio Baraldi, scomparso nel 2002 a 64 anni, è ricordato come un uomo sempre circondato di libri, carte e statuette precolombiane nel salotto di casa. (SEGUE)