Roma, 6 lug – Negli ultimi dieci anni la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili ha registrato in Italia un incremento considerevole, consentendo il raggiungimento dell’obiettivo nazionale al 2020 (17%), sin dal 2014. Gli anni tra il 2013 e il 2015 si caratterizzano per un rallentamento nella crescita mentre per il 2016 la quota di consumo da FER registra un lievissimo calo, attestandosi al 17,4%.
In Italia, il contributo delle fonti rinnovabili alla produzione di energia elettrica è cresciuto rapidamente nel corso del tempo, dal 13,8% del 2005 al 37,3% del 2014. Gli ultimi due anni segnano invece un’inversione di tendenza: la percentuale di consumi di energia elettrica coperti da fonti rinnovabili diminuisce fino a raggiungere il 33,1% nel 2016.
Oltre a caratterizzarsi storicamente per livelli inferiori alla media Ue e a molti dei principali partner europei, l’Italia ha visto diminuire progressivamente nel tempo l’intensità energetica (tra il 2006 e il 2016, da 13,2 a 98,4 chilogrammi equivalenti petrolio per 1000 Euro di Pil). Il nostro Paese presenta però progressi nel tempo inferiori alla media Ue, registrando una variazione rispetto al 2006 pari a -13%, a fronte di una variazione media pari a -18%.
La quota di famiglie molto o abbastanza soddisfatte per la continuità del servizio elettrico, 92,5% nel 2017, mostra un andamento sostanzialmente stabile a partire dal 2010.
Tra il 2009 e il 2012 è cresciuta molto in Italia la quota di popolazione che ha difficoltà a riscaldare adeguatamente l’abitazione (dal 10,8 al (21,3%). Gli ultimi quattro anni segnano invece un’inversione di tendenza: l’indicatore è sceso fino a raggiungere il 16,1%, collocandosi comunque al di sopra dei valori pre-crisi. (red)