Roma, 24 lug – Un team di ricerca coordinato dal neuroeconomista Ernst Fehr dell’Università di Zurigo ha dimostrato, inoltre, che il modo in cui le aree del cervello interagiscono rivela i motivi alla base di una scelta altruista. Chi si comporta più o meno generosamente nei confronti di un’altra persona potrebbe farlo sia per ragioni di empatia (perché si immedesima nell’altro) che per motivi di reciprocità (per ricambiare un favore). E se non sempre queste motivazioni sono immediatamente riconoscibili osservando il comportamento, l’analisi delle connessioni cerebrali permette di distinguere fra le due alternative, con possibili risvolti a livello sociale. Ma quello che non si sapeva è che una scelta altruista basata sull’empatia o sulla reciprocità attiva connessioni tra le aree diverse del cervello, portando a comportamenti altruisti differenti. “Questi studi ci mostrano da quale emozione sono spinte le persone quando scelgono di sostenere, anche attraverso un ultimo gesto di generosità, chi ne ha più bisogno. I passi avanti fatti in questi anni grazie alla Campagna informativa promossa dal Comitato Testamento Solidale confermano che la direzione che abbiamo intrapreso da oltre cinque anni è quella giusta e che è importante far conoscere all’opinione pubblica a cosa si può contribuire con un lascito solidale e l’esempio di chi questo gesto lo ha già compiuto. Perché l’altruismo, lo dice la scienza, è contagioso” sostiene Bartoli. (Red)