Roma, 25 lug – Lo studio e l’impiego di ogni nuova tecnologia che aiuta a esaltare la distintività del nostro modello agroalimentare, il made in Italy e i suoi primati di biodiversità, possono essere approfonditi e valutati solo nel rispetto del principio di precauzione, della sostenibilità ambientale, del libero accesso al mercato, della reversibilità e della necessità di fornire una risposta alle attese dei consumatori. E’ quanto afferma Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, nel commentare la sentenza della Corte di Giustizia dell’UE nella quale afferma che gli organismi ottenuti tramite tecniche di mutagenesi, che sono comprese nel più ampio mondo delle nuove tecniche di selezione vegetale (NBTs), rientrano, in linea di principio, nell’ambito di applicazione della direttiva sugli OGM e sono soggetti agli obblighi previsti da quest’ultima. Anche le nuove tecniche dunque – sottolinea la Coldiretti – non possono essere esonerate da un esame approfondito dei rischi ai fini dell’emissione deliberata nell’ambiente e dell’immissione in commercio in quanto simili a quelle della transgenesi dato che consentono di ottenere varietà “a un ritmo ed in quantità non paragonabili a quelle risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali” e occorre “evitare gli effetti negativi sulla salute umana e l’ambiente e violare il principio di precauzione”. La Corte di Giustizia infatti – precisa la Coldiretti – esclude dall’applicazione della disciplina in materia di OGM soltanto le tecniche e i metodi di mutagenesi “che sono stati tradizionalmente utilizzati per varie applicazioni e la cui sicurezza è stata provata da molto tempo”. (SEGUE)