Roma, 6 ago – Una realtà, quella dei nostri connazionali all’estero, che nel 2006 sembra essere stata scoperta grazie alla legge sull’esercizio del diritto di voto. “Come accenno nel mio scritto – continua Catia Monacelli – c’è un altro aspetto, oltre a quello pur legittimo dell’accaparrarsi i consensi elettorali, che ha spinto i politici italiani a varare una legge che consentisse il voto ai cosiddetti ‘italiani all’estero’. Riallacciare i rapporti con un pezzo d’Italia staccatosi dalla penisola. Il voto è la partecipazione massima e più democratica alla vita di uno Stato. Il solo pensare di restituire tale privilegio e diritto a un individuo che non vive più da tempo nel Paese, se non è un azzardo è il riconoscimento di consanguineità. Un gesto che sancisce il tentativo di rafforzare, ravvivare una relazione. Il contrario di quanto si diceva un tempo, cioè che l’Italia aveva lasciato andare i suoi figli, quando non li aveva scambiati con necessarie risorse: braccia in cambio di carbone”. Il lavoro dedica anche una sezione didattica al mondo della scuola per rispondere a un’esigenza manifestata proprio dal mondo dell’emigrazione: portare sui banchi le pagine sconosciute di un secolo di diaspora. “Per anni, infatti, – aggiunge Catia Monacelli – la storiografia nazionale ha rimosso dai testi la storia dell’emigrazione, liquidata in poche righe con la partenza in meno di un secolo di 27 milioni d’italiani. Oggi ci sono nel mondo ben 60 milioni di oriundi, un’altra Italia che vive e cammina sotto altri cieli. E proprio alla luce di queste considerazioni, è stata formulata una nuova sezione didattica, a uso e consumo d’insegnanti e studenti, in cui l’informazione si coniuga con il fare e l’essere progettuali verso il futuro”.
(Erg/dpo)