Roma, 11 set – Il WWF Italia attraverso il Check-up dei parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette ha scattato un’istantanea sullo stato di salute delle aree protette italiane. Nonostante i suoi 7500 chilometri di coste l’Italia sembra essere aver voltato le spalle al mare. Le 29 Aree marine protette (inclusi 2 parchi sommersi), infatti, incidono solo su 700 chilometri di costa (pari allo 0,8% del totale) e 228 mila ettari di mare. Va peggio per quanto riguarda le risorse se si considera che nel 2017 sono stati destinati per il funzionamento e la gestione solo 7 milioni di euro. Rifiuti spiaggiati e plastiche in mare, turismo e traffico navale sono percepiti come le pressioni che attualmente affliggono con maggiore intensità la biodiversità delle AMP italiane, in particolare quelle di piccole dimensioni, mentre bracconaggio e pesca illegale costituiscono la pressione più diffusa come numero di AMP interessate, con trend spesso in aumento. Per il futuro, le principali minacce sono invece ritenute essere i cambiamenti climatici, seguiti da rifiuti spiaggiati e plastiche o reti fantasma in mare. Per quanto riguarda strategie e strumenti di gestione, quasi il 70% delle AMP ha un Piano di gestione approvato in via definitiva e quasi l’80% degli enti ha approvato il proprio Regolamento. Buona anche la percentuale di approvazione di piani e misure di conservazione per i Siti Natura 2000 in esse ricadenti, con percentuali più limitate per quanto riguarda le AMP gestite da Enti Parco. Per quanto riguarda la biodiversità, le AMP riportano un buon punteggio nella realizzazione di check-list, mappe di distribuzione e attività di monitoraggio di specie ed habitat prioritari (in primis cernia bruna, Pinna nobilis e tartaruga Caretta caretta; praterie di posidonia e scogliere) su cui basare gli interventi di conservazione, con valori migliori nelle AMP più grandi. (SEGUE)