Roma, 10 ott – Di che cosa ci parlano i Sette Palazzi Celesti di Anselm Kiefer? Che cosa additano, se non il fallimento di una modernità che ha ormai perduto la sua energia di Età nuova per eccellenza? Edifici solidi e pericolanti ad un tempo, quelle torri sembrano riflettere un’ansia arcaica nel rimandarci l’immagine della nostra epoca, alle prese con la sua forza distruttiva, con il terrore che la dilania e la frustra. La molteplicità di immagini senza misura che oggi popola il mondo produce sconcerto e disorientamento, ma proprio in un tale semi-barbaro proliferare di immagini – sembra dirci Kiefer – possiamo scoprire la traccia di nuove risorse simboliche, o forse addirittura una chance di salvezza. Federico Vercellone analizza queste tematiche nel saggio “Simboli della fine”, edito dal Mulino. Vercellone insegna Estetica nell’Università di Torino. Per il Mulino ha tra l’altro pubblicato “Oltre la bellezza” (2008), “Dopo la morte dell’arte” (2013) e “Il futuro dell’immagine”. (Red)