Roma, 15 ott – Dunque la Sinistra se la cava meglio “con le questioni globali nel caso in cui assomigliano maggiormente a questioni nazionali”, come quando si oppone alla “disuguaglianza, allo sfruttamento del lavoro e alle pratiche antisindacali all’estero” o nelle questioni ambientali. Il problema di coscienza si presenta alla Sinistra quando deve decidere “l’eventuale uso della forza. Si tratta di qualcosa che la maggior parte di noi non vuole affrontare” e a dimostrazione porta la campagna di Bernie Sanders per le primarie del Partito Democratico. In questa contraddizione c’è, per l’autore, un vizio ideologico sbagliato, perché “l’abilità di prendere sagge decisioni sull’uso della forza è essenziale per la sicurezza”: i decisori saggi optano “per la pace ogni volta che è possibile, ma qualche volta optano per una guerra fredda, qualche volta per l’uso della forza senza una guerra, qualche volta per la minaccia della guerra e qualche volta per il dramma della guerra stessa”. Questa saggezza politica per Walzer “non è in sé militarista né pacifista (né una via di mezzo). Essa richiede l’impegno costante per la conciliazione e il compromesso finché possibili”. Walzer vede in questa combinazione di fattori un problema e una contraddizione perché alcuni pezzi di Sinistra si definiscono sostenitori di guerre di rivoluzione, a volte avallano atti violenti o di terrorismo utilizzati da movimenti di liberazione (spesso in luoghi remoti). (Ema / SEGUE)