Padova, 16 ott – In questa nuova prospettiva, Padova divenne in breve tempo una vera e propria “città ospedale militare”. Furono più di 20 i luoghi deputati al ricovero di circa 170.000 militari: non solo edifici già adibiti a ospedali, ma anche le numerose strutture che vennero rapidamente trasformate in luoghi di cura. L’elevato numero di soldati feriti o malati rese, dunque, necessaria la formazione di nuovi medici militari. Nei primi giorni di dicembre 1916 giunsero a Padova da tutta Italia 1.332 studenti, che costituirono il “Battaglione di studenti di medicina e chirurgia”, sotto la guida di Luigi Lucatello. Venne costituita così la “Scuola medica di guerra” dell’Ateneo padovano, definita “Università Castrense” (dal latino castrum, accampamento militare), nata originariamente a San Giorgio di Nogaro (UD). Per la didattica vennero realizzate aule capaci di ospitare fino a 500 studenti e nella scuola “Pietro Selvatico” venne allestita un’aula anatomica con 24 tavoli settori: il più grande istituto anatomico mai realizzato, diretto dal giovane Professor Giuseppe Sterzi. I corsi iniziarono il 4 dicembre 1916 e terminarono, dopo quattro mesi di lezioni intensive, il 30 marzo 1917. Entro il 4 aprile si tennero 6.215 esami e a partire dal 5 aprile vennero conferite 534 lauree, eccezionalmente concesse senza la presentazione di una tesi. In questa situazione di emergenza e necessità, la Medicina conobbe uno straordinario sviluppo: dalla ricerca e produzione di sieri e vaccini contro il dilagare delle malattie infettive – si calcolano 21 milioni di dosi di vaccini dal 1915 al 1919 contro tifo, colera, peste – all’uso di mezzi più moderni per la diagnostica, dall’individuazione di sistemi di disinfezione chimico-fisica e di potabilizzazione dell’acqua a innovative strumentazioni radiologiche, dall’evoluzione di tecniche di chirurgia plastica e ricostruttiva alla messa a punto di protesi per le mutilazioni. (red)