In questa stagione politica l’Unione Europea non gode di grande popolarità, almeno da noi. Eppure all’Europa qualcosa dobbiamo, in molti ambiti. Per esempio in materia di ambiente, quel “caso da manuale” di cui si occupa Giuliano Amato, oggi giudice della Corte Costituzionale, in un saggio pubblicato dalla Rivista del Mulino.
Dalla sopravvivenza del pianeta alla respirabilità dell’aria, dalla pulizia delle acque alla gestione dei rifiuti, dalla tutela dell’habitat naturale alle energie rinnovabili, l’Europa è all’origine dell’80% delle nostre norme. E quando veniamo sanzionati, come spesso accade, non sono in gioco i tratti essenziali della nostra identità, ma le nostre discariche abusive e le nostre reti fognarie non a norma.
L’elenco proposto da Amato è lungo e circostanziato. La Via, la Valutazione di impatto ambientale, di cui i non pochi deturpatori del nostro territorio farebbero volentieri a meno, è nata con una direttiva comunitaria del 1985. Nel 1992 ci trovammo in procedura d’infrazione per non averla attuata. Anche in tema di rifiuti e discariche la disciplina si avviò in sede europea, con una direttiva del 1991, che già allora prevedeva il riciclo, il riutilizzo, l’uso dei rifiuti come fonte di energia, obiettivi che nel corso degli anni sarebbero diventati l’orgoglio dei tantissimi europei che li avrebbero fatti propri in nome della qualità della loro vita. Noi la attuammo con molta calma, nel 1997. La promozione delle energie rinnovabili, che grazie ai generosi incentivi ci vede tra i più virtuosi, è partita dall’Europa e dalle sue direttive. L’ultimo esempio citato da Amato è Natura 2000, la rete di zone a protezione speciale, identificate da ciascun Paese per preservare gli habitat naturali, la flora, la fauna e quindi le biodiversità esistenti. L’Europa per l’ambiente ha fatto molto, ma i cittadini lo sanno?