Ravenna, 10 ott – Cecilia Robustelli dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di studi Linguistici sulla Testualità e la traduzione, presso il comune di Ravenna per la Consulta degli Emiliano Romagnoli nel mondo ha centrato l’attenzione su tre temi: l’insegnamento dell’italiano all’estero, la situazione dell’italiano contemporaneo e la promozione dell’italiano all’estero: “Ieri qualcuno ha detto: “Non c’è piena cittadinanza sociale se non c’è la piena possibilità di comprendersi nella propria lingua”, sono pienamente d’accordo. La lingua italiana non solo deve passare da lingua di emigrazione a lingua di cultura, ma deve anche diventare lingua di comunicazione. Serve dunque un salto di qualità che consiste in una presa di coscienza che l’italiano non è più solo un insieme di parole che veicola una lingua, ma rappresenta un terreno di indagine. Credo quindi che la formazione degli insegnanti è necessario dare qualche altra competenza che riguarda la didattica linguistica”. Veniamo al secondo punto: “Quale italiano insegniamo oggi nei corsi di italiano? Gli enti di formazione locale hanno davvero il polso dell’italiano che si vive oggi nella Penisola? Dobbiamo interrogarci su questi quesiti. Infine la promozione dell’italiano all’estero. Esiste tutto un movimento che rivendica l’italiano come strumento di comunicazione a livello europeo. Nella Comunità Europea è codificato l’uso di lingue procedurali e fra queste non c’è l’italiano. Questo sembra essere in contrasto con il multilinguismo di cui si fa portabandiera la Comunità. Qualche proposta operativa: maggiore contato con le università, arricchire il portale web con una pagina relativa alla lingua e alla cultura italiana e una piccola rete di iniziative degli emiliano-romagnoli nella settimana della cultura”.
(Erg)