Roma, 9 nov – Dai probiviri non gli è ancora arrivata nessuna comunicazione ufficiale per non aver votato la fiducia sul dl sicurezza, ma Gregorio De Falco di “scendere da bordo” del M5s non ci pensa nemmeno. “Io dissidente? No, i dissidenti sono loro”, contrattacca in un’intervista ad Avvenire. “Credo sia scattata una sorta di automatismo per tutti coloro che non hanno votato la fiducia. Tuttavia non ho certamente votato contro e allontanandomi dall’aula ho peraltro abbassato il quorum. Ma a dire il vero è stata criticata soprattutto la posizione di un paio di noi”. Secondo De Falco, “il compito del parlamentare non è ratificare decisioni prese altrove, ma concorrere a determinare l’indirizzo dell’esecutivo, che se si chiama così non è un caso. La vincolatività del mandato che il M5s persegue va vista sul piano generale. I1 vincolo irrinunciabile è negli obiettivi da perseguire: il benessere, il bene comune. La coerenza col progetto, insomma”. E su che cosa dovrà essere valutata? “I punti di riferimento sono tre: il programma, il contratto di governo e l’ordinamento giuridico. A partire dalla Costituzione”. All’obiezione che per l’appunto il decreto sicurezza è nel contratto di governo, De Falco sottolinea che “bisogna leggerlo bene. In materia di immigrazione, per esempio, intende ‘superare l’attuale sistema di affidamento a privati dei centri e puntare ad un maggiore coinvolgimento delle istituzioni pubbliche’. Smantellando gli Sprar non si fa esattamente il contrario?”. (red)