Roma, 3 dic – Gli allevamenti sono particolarmente concentrati in Sardegna (41,1% delle strutture), Lombardia (13,1%), Emilia-Romagna (9,8%) e Veneto (6,6%), ossia nelle aree geografiche del Paese storicamente specializzate nell’allevamento suinicolo e nella produzione lattiero-casearia di qualità.
La superficie interessata alle Dop e Igp, investita principalmente a ortofrutta e olivo, è concentrata in tre regioni: Toscana (30,3%), Puglia (17,8%) e Sicilia (13,3%), seguono Trentino-Alto Adige (9,3%), Emilia-Romagna (8,8) e Calabria (5,6%). In particolare, si conferma la netta prevalenza della melicoltura in Trentino-Alto Adige, dell’olivicoltura da olio in Toscana, Puglia e Sicilia e dell’ortofrutta in Sicilia ed Emilia-Romagna. Le specialità Dop e Igp riconosciute dall’Ue sono ampiamente diffuse sul territorio.
La ripartizione con più prodotti Dop e Igp è il Mezzogiorno che comprende 114 riconoscimenti, pari al 38,9% dei prodotti italiani (Stg escluse) riconosciuti dell’Ue. Alcune regioni sono particolarmente ricche di Dop e Igp ; in Emilia-Romagna e Veneto i prodotti riconosciuti sono rispettivamente 45 e 38. Nel Nord spiccano anche Lombardia e Piemonte con 35 e 24 specialità, mentre la Valle d’Aosta dispone di soli quattro riconoscimenti. Nel Centro, la maggiore consistenza di denominazioni si rileva in Toscana e Lazio, rispettivamente con 31 e 28 specialità. Nel Mezzogiorno le regioni con più riconoscimenti sono la Sicilia con 30 prodotti e la Campania con 23, seguono Puglia e Calabria, rispettivamente, con 20 e 18 prodotti. Considerando i 5.226 Comuni ove sono ubicati gli operatori (erano 5.106 nel 2016), nel 50,5% dei casi è presente un unico settore, nel 34,7% sono localizzati contemporaneamente due settori e nel restante 14,8% almeno tre settori. A livello territoriale, nel 52,9% dei Comuni complessivamente interessati alle Dop, Igp e Stg sono presenti fino a 5 operatori; solo nel 3% dei Comuni sono ubicati oltre 100 operatori. Considerando la distribuzione degli operatori nei Comuni delle Aree interne , si rileva che essi sono presenti nella maggioranza dei 4.099 Comuni di tali Aree (61,5%, a fronte del 59,3% rilevato nel 2016); in particolare, il 54,2% dei Comuni interessati ai prodotti di qualità comprende fino a 5 operatori, il 33,1% che ragruppa da 6 a 20 e il restante 12,7% ne presenta oltre 20. Si conferma dunque il contributo dei prodotti Dop e Igp, così come avviene per l’agriturismo, al mantenimento e al rafforzamento degli insediamenti umani e dell’attività agricola nelle Aree interne che costituiscono i territori più periferici del nostro Paese. (red)