Roma, 6 dic – “Studiando il cielo in qualsiasi lunghezza d’onda, ci si rende conto che le sorgenti si stagliano contro un fondo diffuso che è dovuto alla somma di numerosissime sorgenti troppo deboli per essere risolte singolarmente”, dice Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi-LAT . “Per questo, gli astrofisici cercano di sfruttare le caratteristiche della radiazione di fondo diffusa per indovinare quali siano le sorgenti (deboli e lontane) che, con la loro emissione, contribuiscono alla radiazione di fondo. A priori, non si sa a quale famiglia appartengano le sorgenti non risolte. Per questo è particolarmente interessante notare che lo studio sul fondo rivelato dalla missione Fermi mette in luce la presenza di almeno due componenti caratterizzate da uno spettro marcatamente diverso. È un inizio promettente per capire di più su queste classi di sorgenti”, conclude Caraveo.
“È grazie alla capacità del telescopio LAT, a bordo del satellite Fermi, capace di raccogliere dati con continuità e uniformità che si è riuscito a fare uno studio così approfondito e solido del fondo gamma non risolto”, commenta Elisabetta Cavazzuti, responsabile dell’ASI per Fermi. “Le caratteristiche di Fermi che continuano a renderlo unico sono infatti la sua sensibilità senza precedenti e la modalità di osservazione in ‘survey’, ovvero osservare il cielo con un ampio campo di vista. Questo gli consente di fornire una visione uniforme, completa (ovvero senza zone non osservate) e molto profonda dell’universo. Tutto ciò ha fornito una base importante per le conclusioni di questo studio”, conclude Cavazzuti.
“Questi risultati portano, dunque, nuove e più profonde intuizioni sulle proprietà delle più energetiche sorgenti astrofisiche dell’universo durante la sua evoluzione”, spiega Luca Latronico, responsabile nazionale dell’INFN per Fermi e coautore dell’articolo. “Il fondo di raggi gamma non risolto – prosegue Latronico – nasconde, infatti, i segreti più profondi dell’universo violento e potrebbe anche celare il segnale a lungo ricercato che dà indicazione della natura particellare della materia oscura”.
“Comprendere dove stiano le sorgenti gamma deboli in termini di profondità o epoche nella storia dell’universo, – spiega Nicolao Fornengo – sarà indagato con ulteriori correlazioni con altre mappe che tracciano le strutture cosmiche, come cataloghi di sorgenti ad altre energie o a specifiche profondità, cataloghi di galassie e ammassi di galassie e mappe di altri messaggeri, come i neutrini”. “Sono studi che avranno interessanti sviluppi futuri, in parte già avviati e che trovano conforto e solidità nei risultati prodotti con questa raffinata analisi condotta da Michela Negro”, conclude Fornengo. (BIG ITALY / red)