Roma, 14 dic – Le Commissioni Affari costituzionali e Politiche Ue hanno avviato l’esame della decisione che modifica alcune norme sull’elezione del Parlamento europeo, inserendo la possibilità per gli Stati di una soglia di sbarramento e l’indicazione sulla scheda del partito europeo cui è affiliata la lista nazionale. Ripresa in Commissione Affari costituzionali la discussione generale dei ddl di riforma della disciplina costituzionale dei referendum, attesi in Aula giovedì 20: la relatrice Dadone (M5S) ha presentato una proposta di testo base che verrà votata la prossima settimana. Se dovesse passare, il Parlamento avrà un anno e mezzo per approvare una proposta di legge d’iniziativa popolare (serviranno sempre 500mila firme). Se non dovesse rispettare questo termine, sul testo verrà indetto un referendum, a meno che esso non rispetti i principi fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione e dall’ordinamento europeo, se è ad iniziativa riservata, se presuppone intese o accordi, se richiede una procedura o una maggioranza speciali per la sua approvazione, se non ha copertura finanziaria o se non ha contenuto omogeneo. Criteri questi che vengono valutati dalla Corte Costituzionale prima della presentazione della proposta alle Camere, purché siano state già raccolte 100mila firme. Ma anche se il Parlamento approva a proposta in un testo diverso da quello presentato e i promotori insistono, viene indetto comunque un referendum per scegliere quale dei due deve entrare in vigore: l’elettore potrà anche votare a favore di entrambi e vincerà quello che avrà comunque ottenuto più voti. La Commissione Politiche Ue ha infine avviato l’esame dei decreti di attuazione della direttiva sui marchi d’impresa e di adeguamento ai regolamenti Ue sugli apparecchi che bruciano carburanti gassosi, sul Tribunale europeo unico dei brevetti, sui dispositivi di protezione individuale e sugli indici di riferimento negli strumenti e contratti finanziari e per misurare le performance di fondi d’investimento. (Pon)