Roma, 28 dic – La magia è iniziata già lungo via Sistina, con le note di “Roma nun fa la stupida stasera” che riecheggiavano creando un’atmosfera d’altri tempi. Poi sul palcoscenico il glorioso passato di un grande classico della romanità e del teatro musicale italiano è diventato un bellissimo presente: è andato in scena ieri sera tra i calorosi applausi di un Sistina gremito in ogni ordine di posti l’amatissimo Rugantino di Garinei & Giovannini con l’interpretazione magistrale del grande mattatore Enrico Montesano sotto la direzione artistica di Massimo Romeo Piparo. Dopo 40 anni è tornato “a casa” l’allestimento storico originale del 1978 con le indimenticabili musiche del Maestro Armando Trovajoli, le scene e i costumi di Giulio Coltellacci e la regia originale di Pietro Garinei. In replica per tutte le festività natalizie fino al 27 gennaio, questo spettacolo evento è stato fortemente voluto dal direttore Massimo Romeo Piparo per restituire a Roma una pagina importante del suo patrimonio culturale e della sua storia. Accanto a Montesano, che quest’anno festeggia il suo debutto sul palco del Sistina avvenuto quaranta anni fa proprio con Rugantino, un cast eccezionale con Serena Autieri per la prima volta nel ruolo di Rosetta, Antonello Fassari nei panni di Mastro Titta (al suo esordio in una commedia musicale) ed Edy Angelillo in quelli di Eusebia. Al Sistina le grandi emozioni non finiscono. E’ tutto pronto infatti per la grande festa di fine anno del 31 dicembre: Enrico Montesano e tutto il cast dal palcoscenico brinderanno insieme al pubblico per salutare il 2018 e accogliere con allegria e sorrisi il 2019. Ieri sera entusiasmo e divertimento alle stelle in una “Prima” da ricordare: ad applaudire l’esuberante verve comica del mattatore Montesano, che ha dato alla maschera di Rugantino la sua indimenticabile impronta, e i suoi compagni di viaggio anche la “grande famiglia” di Rugantino, con gli eredi degli autori, Francesca e Marco Giovannini, Tiziana Coltellacci, Gioia Garinei, tutti visibilmente emozionati per questo autentico “ritorno alle origini”. (SEGUE)